Elezioni Europee – Dal plebiscito per Giorgia alla resurrezione dell’opposizione. Nel Lazio cadute eccellenti

Dario Facci
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(di Dario Facci) Il plebiscito per la Meloni, voluto dalla premier e ottenuto in tutte le circoscrizioni, compresa quella del Sud dove ha vinto il Partito Democratico ma le preferenze per Giorgia hanno superato di gran lunga le 500.000, è la nota che maggiormente spicca tra i risultati del voto per il Parlamento Europeo 2024.

Restando dalle parti della coalizione di governo, considerato che le Europee sono in fondo sempre state anche un test, una sorta delle americane midterm election, bisogna considerare il buon risultato di Forza Italia-Noi Moderati che, pur non avendo raggiunto il 10%, cioè il target fissato dal leader Antonio Tajani, ci è andata molto vicino superando il 9. Risultato che nello scorso autunno nessuno avrebbe mai ipotizzato dato lo scetticismo diffuso intorno al futuro del partito, una volta che il suo inventore, fondatore e finanziatore Silvio Berlusconi, era volato nella sfera celeste. Non solo. Va anche sottolineato il risultato della Lega che in tanti avevano considerato vicina al completo disastro e che invece, sostanzialmente, pareggia con Forza Italia, appena sopra il 9%. OPPOSITORI IN SALUTE Se le forze di governo escono rinforzate dal voto europeo, segnali di seria ripresa l’hanno avuto i progressisti: il Partito Democratico a trazione Schlein guadagna cinque punti sulle politiche e si porta a quattro decimali da Fratelli d’Italia e, sorpresa tra le sorprese, l’exploit di Alleanza Sinistra e Verdi che viaggia intorno al 7% dei voti e in alcune zone, vedi la Circoscrizione Italia Centrale, si attesta come quarto partito, davanti a Forza Italia-Noi Moderati e Lega e, addirittura, a Roma supera il Movimento5Stelle (ai minimi storici, al 10% a livello nazionale) e diventa la terza forza dietro a Fratelli d’Italia e Partito Democratico. Doveroso nel computo dell’alveo progressista includere anche le sostanze delle due formazioni europeiste Stati Uniti d’Europa (Renzi-Bonino-Socialisti) e Azione (Calenda): non hanno superato lo sbarramento del 4% e non hanno eletto parlamentari europei ma valgono complessivamente il 7,5% dei voti. DALLA PROVINCIA DI FROSINONE NESSUN EUROPARLAMENTARE, FUORI ANCHE IL SINDACO DI ARPINO VITTORIO SGARBI La pressione troppo bassa nel Lazio della Lega (6,6%) non ha permesso di valorizzare l’ottima performance di Mario Abbruzzese. Il politico cassinate, autore di una campagna elettorale straordinaria, giunto terzo nella circoscrizione con 24.000 preferenze dopo Vannacci (capolista in quasi tutta Italia, Salvini non si è candidato) e l’europarlamentare uscente Susanna Ceccardi, è stato il protagonista di un sostanzioso risultato in provincia di Frosinone dove il simbolo ha doppiato il dato nazionale e triplicato quello di Roma (poco oltre il 4%) dove ha ottenuto il peggior risultato d’Italia, segno che la Lega ha necessità di un totale rinnovamento a livello regionale. Tra le altre cose, elemento non trascurabile sotto il profilo politico, Abbruzzese ha surclassato il coordinatore regionale, Davide Bordoni, fermo a poco più di 16.000 preferenze. Se a tutto questo si aggiunge il disastro dovuto all’esodo degli eletti alla Regione verso Forza Italia, esodo che ha ridotto a un solo consigliere (la Cartaginese) il gruppo Lega alla Pisana, si ha la cifra dell’inefficienza della gestione del partito nel Lazio. Situazione inversa per quanto riguarda Forza Italia. Il partito è risultato molto attrattivo a livello regionale e compatto nel voto europeo. Il coordinatore Fazzone ha impartito la rotta da seguire (Salvatore De Meo e Rossella Chiusaroli) e i suoi candidati hanno ottenuto quel che era previsto attestandosi al secondo e al terzo posto a livello circoscrizionale dove al primo posto c’è il leader. del partito Antonio Tajani che in Europa non andrà. Dunque la coordinatrice provinciale del partito di Frosinone, Rossella Chiusaroli, ha ottenuto un risultato eccellente, sopra le 24.000 preferenze. Anche in questo caso non sufficienti all’elezione. E’ passato solo il pontino De Meo. Solo nona Maria Chiara Fazio, di origini alvitane. Continua il periodo non fortunato per Vittorio Sgarbi. Il sindaco di Arpino dopo le dimissioni dalla carica di Sottosegretario alla Cultura, era candidato da Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo. Il Primo cittadino della città di Cicerone, si è classificato solo decimo nella Circoscrizione Italia Meridionale con 22.902 preferenze. Non eletto Luciano Conte, sorano candidato con Alleanza Verdi Sinistra, che si è fermato a 5.009 preferenze e stessa sorte per Giuseppina Bonaviri, candidata dai socialisti con Stati Uniti d’Europa, partito che non ha raggiunto il quorum. La frusinate ha riportato 4.691 preferenze. L’Europarlamentare uscente, l’ex leghista di Ferentino Maria Veronica Rossi, candidata invece con Fratelli d’Italia, è arrivata tredicesima con 5.786 preferenze. LA CADUTA DELLE DEE E GLI ESCLUSI ECCELLENTI Una considerazione, pensando alla politica del Lazio, va riservata alle due grandi sconfitte (più una) nella lista di Forza Italia: innanzi tutto l’onorevole e prima presidente donna della Regione Lazio, Renata Polverini, che si è fermata a 10.204 preferenze. Stesso discorso va fatto per l’uscente Alessandra Mussolini con i suoi 7.643 suffragi, giusto dietro l’altra grande sconfitta, Francesca Peppucci giunta a poco più di 10.000 preferenze. Per la Polverini e per la Mussolini si tratta di risultati davvero molto deludenti. Non ce l’ha fatta neanche Civita Di Russo, candidata in Fratelli d’Italia e giunta nona con qualcosa in più di 25.000 preferenze. La Di Russo era sostenuta dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Il Governatore non l’avrà presa bene. Non ce l’ha fatta l’ex vice presidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio che ha lasciato il Pd per candidarsi con AVS lista nella quale si è attestato terzo nella circoscrizione con 22.018 voti. Non bastano.
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