(di Alessandro Iacobelli) Parola al Presidente. Parola a Stirpe. La caduta è rovinosa e fa male. Ciononostante Frosinone e il Frosinone, doveroso ricordare, hanno il privilegio di avere una proprietà societaria sana e responsabile. Il ko con l’Udinese con annessa retrocessione in B all’ultimo respiro è un colpo durissimo da digerire.
Si può tornare indietro? No. E allora realismo, consapevolezza e voglia di ripartire. Solo in tal modo ci si rialza da un dolore così forte. Certo, nella terza stagione canarina in A sono stati commessi anche degli errori. Rosa troppo giovane? Scelte tattiche eccessivamente coraggiose? Difesa troppo fragile per larghi tratti del torneo? Partite apparentemente già vinte gettate via in un batter d’occhio? Tutto condivisibile. A Di Francesco e al suo staff, però, va riconosciuto il merito di aver portato i gialloazzurri a vette di fatto inesplorate giocandosi la permanenza in massima serie fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata di campionato. Comprensibile il rammarico della tifoseria, ovviamente. Dietro un allenatore, però, c’è un uomo. Un uomo in carne ed ossa, con pregi e difetti, dotato di cuore e sentimenti come ognuno di noi. Il pianto di Eusebio al triplice fischio di ieri sera, dunque, va compreso con delicatezza d’animo. Il mister abruzzese aveva riposto nell’avventura ciociara l’ambizione del riscatto lavorativo e personale dopo periodi bui. Tutto si può dire nei suoi confronti, ma non che l’ex tecnico della Roma si sia risparmiato per la causa. No Eusebio, non doveva finire così. Queste le dichiarazioni nell’immediato post-gara del Presidente Maurizio Stirpe tra live su DAZN e sala stampa: “Il calcio è questo bisogna saper accettare il risultato del campo. Quest’anno siamo arrivati ad un soffio dalla salvezza, secondo me con un pizzico di capacità nel saper gestire certi episodi durante il campionato non saremmo arrivati a questa corrida finale. Purtroppo anche stasera non penso che l’Udinese abbia meritato di vincere però ci è capitato tante volte quest’anno di aver pareggiato o perso contro squadre che secondo me ai punti non avrebbero meritato certamente di averci superato sul campo. Evidentemente abbiamo dei limiti, bisogna ripartire da quelli e cercare di migliorare. La serie A è un campionato molto difficile, ci sono squadre molto attrezzate, ci sono squadre che hanno tante tradizioni e noi dobbiamo prendere esempio da queste, strutturarci meglio. Se avremo la forza di riprovarci un giorno faremo tesoro di questa esperienza negativa e di questa serata amarissima. E’ una serata difficile per tutti, anche per Eusebio soprattutto alla luce di valori che abbiamo saputo esprimere durante il campionato e che purtroppo avrebbero meritato miglior risultato. Abbiamo avuto dei limiti pagati a caro prezzo negli ultimi 15’ del campionato. C’è molto rammarico da questo punto di vista ma ci sarebbero tante occasioni che non siamo stati capaci di sfruttare e gli altri invece sono stati bravi a capitalizzare le loro. Io non credo alla sfortuna o alla fortuna, credo che bisogna essere più bravi degli altri per saper ottenere i risultati sul campo. Noi anche se in un modo molto rocambolesco, che lascia l’amaro in bocca a tutti quelli che hanno tenuto alle sorti del Frosinone, non siamo stati capaci. Bisogna ripartire dai limiti e dagli errori se uno vuole rimanere nel mondo professionistico che conta. Ripartire da Di Francesco? Adesso è prematuro. Io penso che quando accadono fatti di questo genere bisogna sentirsela di tornare e riproporsi e ci vuole anche la testa libera e una disponibilità che ognuno deve ricercare in se stesso”. Sulla tifoseria “Io sono solidale con la loro delusione. Non si può impedire ai tifosi di essere delusi dopo un campionato del genere. Ci hanno sempre sostenuto, mi dispiace soprattutto per loro. Anche stasera abbiamo provato a mettere in campo quanto avevamo. Onore agli avversari, sono stati più bravi a capitalizzare il poco che hanno fatto”. Tre settimane per avviare la programmazione futura “In ogni caso avevo intenzione di iniziare la programmazione tra 3 settimane, con una conferenza stampa. Lo faremo anche in questo caso, a fronte della retrocessione. Bisogna avere il tempo giusto, tutti, per metabolizzare. Un risultato molto amaro. Ma abbiamo il dovere di ripartite. Se ci fossimo salvati il merito sarebbe stato tutto dei ragazzi, se non ci fossimo salvati il demerito e la responsabilità me la sarei presa tutta io: questa è una frase che dissi in tempi non sospetti. Durante l’anno non mi avete mai visto, la mia presenza qui testimonia l’applicazione coerente di quel pensiero. Tra 3 settimane saremo in grado di capire quale progetto riusciremo a mettere in campo”. La coerenza di un progetto “Noi siamo rimasti coerenti ad un progetto: non è importante vincere ma il modo col quale si vince. L’unico fallimento che considero è il fallimento di una Società, quello lo ritengo irreparabile. La nostra Società ha potuto mettere in campo quello che poteva, non si è messa in tasca nulla. Il nostro modo di fare calcio era e rimane questo. Sostenibilità, valorizzazione dei giovani e del marchio e sviluppo delle infrastrutture: questi i punti cardine di questi ultimi 3 anni, che restano tali. Lo abbiamo fatto e lo faremo anche nelle prossime stagioni, a prescindere dalla categoria. Cosa si sarebbe potuto fare di più? Bisognerebbe porsi la domanda sui difensori che ci sono mancati, ad un certo punto della stagione ne abbiamo persi 7. Non ho visto o letto un’enfasi particolare. Se avessimo avuto la stessa situazione che abbiamo avuto a partire dall’ultima sosta, dal mese di marzo, non saremmo arrivati a giocarci la salvezza all’ultima giornata”.
