Cassino – Propose un rapporto sessuale al poliziotto che la stava arrestando, assolta: per la Cassazione non è corruzione

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Non c’è tentativo di corruzione se, in un luogo aperto e visibile a tutti, si propone un rapporto sessuale a un agente delle forze dell’ordine per evitare l’arresto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, dopo che anche i giudici appello erano stati dello stesso parere. La sentenza ha scrutinato i fatti accaduti in una zona vicino Cassino alcuni anni fa.

Durante un controllo antidroga della polizia, infatti, una donna aveva opposto resistenza all’agente che stava operando e, per questo fatto, era stata dichiarata in arresto. Protagonista della storia una ragazza originaria della Nigeria, sorpresa in un’area pubblica, ma determinata a non farsi controllare dai poliziotti. Quando ha capito che gli agenti la stavano ammanettando, aveva proposto al poliziotto un rapporto sessuale orale per essere liberata. L’agente non si era lasciato ‘sedurre’ e aveva portato in Commissariato la donna che, all’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, aveva così collezionato anche quella di istigazione alla corruzione. In primo grado, il Tribunale della Città Martire aveva condannato la donna sia per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, sia per il reato di istigazione alla corruzione. La vicenda era finita in appello, dove però, l’anno scorso, i giudici di secondo grado, avevano lasciato cadere l’accusa relativa alla tentata corruzione, ritenendo che la proposta di praticare un rapporto sessuale fatta in pubblico e in un luogo aperto e visibile a tutti non fosse credibile. È stata invece confermata la condanna della ragazza a sei mesi di reclusione per il reato di resistenza. Del caso – e veniamo alla notizia di questi giorni – si è dovuto occupare anche la Cassazione che ha condiviso l’orientamento espresso dai magistrati d’appello. Per gli ‘ermellini’, infatti – come riporta anche Il Tempo -, l’offerta della prestazione sessuale fatta dalla donna sarebbe palesemente inidonea ad ottenere la finalità sperata (ovvero non essere arrestata) poiché effettuata in un contesto (un luogo visibile a tutti) in cui non sarebbe stato possibile consumare l’atto. Inoltre, pesare sulla decisione dei giudici anche l’assenza di turbamento psicologico nel pubblico ufficiale quando a deposto in Tribunale. Per la Cassazione la frase pronunciata dalla ragazza deve invece essere interpretata come una provocazione fatta al poliziotto.
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