Lazio – Basta canili! Ecco i ‘parchi’ per i randagi (aperti anche all’uomo). La proposta di legge in Consiglio regionale

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Basta canili fatti di gabbie e cemento: i randagi vanno tenuti in parchi pubblici dove possano vivere all’aperto, essere curati e educati; potendo quindi interagire con l’uomo e, magari, essere scelti ed adottati. Ecco l’idea del “Parco canile” lanciata dai consiglieri regionali del gruppo Italia Viva, Marietta Tidei e Luciano Nobili, che hanno presentato un’apposita proposta di legge, la n.154, depositata alla Pisana lo scorso 29 aprile.

La normativa proposta modifica la legge regionale del 1997, che regolamenta la tutela degli animali di affezione, punta a prevenire il randagismo e si pone l’obiettivo del benessere dei cani e dei gatti. Proprio sull’aspetto relativo al ricovero e alla custodia degli animali, la proposta di legge di Italia Viva interviene prevedendo – appunto – la creazione, sul territorio regionale, di Parchi canili “quali strutture dedicate agli animali abbandonati in grado di fornire, agli stessi, un ambiente di vita consono e una qualità di vita più elevata mediante il rispetto di criteri in grado di favorire la tutela del loro benessere fisiologico, ecologico ed etologico oltre che a migliorare il rapporto uomo-cane cosi da facilitarne l’adozione”. I due firmatari della proposta spiegano: “L’utilizzo del termine ‘Parco canile’ sta appunto ad indicare una scelta precisa circa le caratteristiche strutturali e gestionali del ricovero, nonché le finalità della struttura stessa”. In sintesi, il Parco canile vuol suggerire l’idea di natura e verde che nulla ha in comune con le strutture di cemento e tanto meno con i classici complessi in batteria (cioè i canili come siamo abituati a vederli adesso) privi di prati, siepi ed arbusti. “I Parchi canili – si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge regionale -, in definitiva, altro non sono che la somma di due progetti, ovvero il “Parco” inteso come verde urbano e peri-urbano e il “Canile” che, messi assieme, assolvono ad uno scopo ben preciso: da un lato favorire l’adozione dei cani e il turn-over degli animali, dall’altro invece, dare la possibilità ai Comuni, singoli o associati di recuperare il loro spazi verdi, urbani o peri-urbane, usufruibili ai cittadini quali luoghi di svago e ritrovo. L’idea, inoltre, si candida anche ad essere eco-sostenibile, poiché “oltre ad assicurare un maggior comfort per gli animali ospitati, un minor costo in termini di presenza di cemento e un minor utilizzo d’acqua per la pulizia”, punta anche “a garantire da un lato un minor rischio per le falde acquifere stante la cristallizzazione negli strati superficiali del terreno, dall’altra, una maggior frequentazione da parte dei cittadini così da permettere un aumento delle possibilità di adozione per gli animali che costituisce la funzione primaria alla quale è deputata la struttura”. Il Parco canile, infatti, oltre alle strutture necessarie per il ricovero degli animali – sempre realizzate conformemente alla normativa – potrà prevedere sentieri di passaggio con panchine, zone alberate, spazi sistemati a prato con spazi ludici dedicati ai bambini, aree di educazione dove poter svolgere corsi di pet -terapy da destinare all’esterno, corsi svolti da educatori professionali che aiutino l’animale a recuperare le proprie competenze cognitive e sociali dovute all’abbandono “così da permettere all’animale di recuperare l’equilibrio necessario a garantirgli una facile gestione e l’inserimento in famiglia”. In prima battuta la proposta di legge prevede la spesa di 650.000 euro: 500mila in conto capitale, per la realizzazione della struttura, e 150.000 per le attività da realizzare al proprio interno.
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