Arpino – Certamen, nella Pro Archia l’insegnamento di Cicerone: “Cultura elemento essenziale e insostituibile nella vita dell’uomo”

Irene Mizzoni
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I circa 250 studenti, provenienti dall’Italia e da 14 paesi europei, ieri hanno sostenuto la prova consistente nella traduzione e nel commento, ognuno nella lingua madre, di un passo tratto da un’opera di Cicerone.

La commissione giudicatrice ha sottoposto loro una pagina della Pro Archia, orazione pronunciata da Cicerone nel 62 avanti Cristo. Archia veniva accusato di aver usurpato la cittadinanza romana, concessagli da Eraclea, città italica federata con Roma. La sua posizione processuale era debole, per mancanza di prove a conforto delle dichiarazioni presentate al tribunale. “Non potendo fondare la difesa su schiaccianti argomentazioni giuridiche – spiega Filippo Materiale, Presidente onorario del Certamen – l’oratore si limita a presentare come del tutto ovvio e scontato il diritto legale di Archia alla conservazione della cittadinanza, e dedica la parte più ampia del discorso ad illustrare i meriti culturali del suo assistito. La linea difensiva del grande oratore è questa: Archia è un poeta e proprio i suoi grandi meriti nella poesia devono valergli il conferimento della cittadinanza anche nell’ipotesi che ancora non la possegga. Ne viene fuori un elogio non solo della poesia (poetam natura ipsa valere), ma della cultura in senso lato, della letteratura come alternativa alle fatiche ed alle preoccupazioni della vita politica. E Cicerone lo sa bene, lui che da poco è uscito di carica dalla suprema magistratura romana, durante la quale ha salvato Roma e le libertà repubblicane dalla congiura di Catilina. La cultura così può contribuire molto anche alla grandezza ed al successo dell’uomo politico. Si comprende allora come uno stato debba fare di tutto per assicurarsi la gloria di avere i più grandi poeti tra i suoi cittadini. Il servizio reso dai poeti è indispensabile a quanti sono desiderosi di gloria. E Cicerone svela nel brano che lui stesso arde dalla sete di gloria e desidera per la sua azione, a tutela dei cittadini, come ricompensa (mercedem), una fama imperitura. Statuae e imagines vengono nel brano svalutate di fronte alle opere prodotte dai più alti ingegni. La pagina di Cicerone si rivela così, come sempre, oltremodo attuale, perché ammonisce che la cultura è qualcosa di essenziale e di insostituibile nella vita dell’uomo, segnatamente del politico. È auspicabile che l’esigenza condivisa da Cicerone venga considerata imprescindibile anche dall’uomo del nostro tempo che voglia intraprendere l’impegno politico. La poesia in particolare e la cultura in generale, elogiate da Cicerone nella Pro Archia, al solo pensiero e alla speranza (cogitatione quadam speque) che aiuteranno a sopravvivere nel ricordo dopo la morte, costituiscono un valido motivo di piacere e di gioia durante la vita. Non è mai vano lo studio delle lettere e della civiltà antica”.
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