Il consiglio comunale di Civitavecchia ha votato l’istituzione della nuova provincia di Porta d’Italia, un’iniziativa promossa da un apposito comitato civico e da diversi comuni (leggi qui: https://www.tg24.info/regione-forse-una-sesta-provincia-si-chiamera-porta-ditalia-il-progetto/).
Roberta Morbidelli, consigliere comunale e tra i sostenitori del progetto, ha parlato di una “boccata di iodio del mare del Litorale e dell’ossigeno dei Monti alle sue spalle, per costruire un futuro più sereno”. Il Consiglio comunale ha detto sì alla nuova provincia anche sulla scorta della condivisione che l’iniziativa raccoglie in altri comuni ricompresi nel progetto promettendo una “rosa infinita di opportunità che questo territorio avrebbe avuto e che invece finivano stritolate dentro la pressa della Città metropolitana”. Il riassetto istituzionale del territorio – attualmente inglobato come detto nella Città Metropolitana – era, del resto, uno dei punti chiave del programma elettorale presentato a suo tempo dal sindaco Ernesto Tedesco. E proprio in rappresentanza della lista che guida la città, la consigliera Morbidelli afferma che è in errore “chi alimenta sospetti”, spiegando: “Nessuno disconosce il nostro rapporto storico con la Capitale, ma siamo altra cosa rispetto ad essa e ai suoi bisogni. Civitavecchia è la porta d’Italia dai tempi dell’impero Romano e proprio ad allora, se mai, risale la sua indiscutibile centralità. A ben vedere non ci sarebbe nemmeno bisogno di riaffermare questo concetto, anche davanti a realtà che potranno avere più abitanti all’anagrafe, se costoro sono i primi a non vivere il proprio comune di residenza, dove sostanzialmente vanno solo a dormire dopo aver lavorato a Roma”. Contrario all’iniziativa, invece, i gruppo di minoranza del Pd presente in consiglio comunale, anche se in passato l’idea di una nuova provincia nel Lazio che vedesse protagonista Civitavecchia era stata sostenuta anche da giunte di centrosinistra. Cesidio Vano
