Lazio – Entro il 2026, la Regione attuerà il “bilancio di genere” per mitigarne l’impatto sul divario uomo-donna

Cesidio Vano
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La Regione Lazio punta sul ‘bilancio di genere’ per mitigare le differenze che ancora esistono tra risorse ed opportunità per gli uomini e le donne. Lo scopo è quello di far sì che le scelte che si opereranno con le prossime leggi di bilancio e i relativi ‘collegati’ vengano classificate in base al fatto che risultino ‘neutre’, ‘sensibili’ o capaci di ridurre le diseguaglianze di genere.

Perché le politiche di bilancio, la decisione di allocare risorse in uno o in un altro capitolo di spesa, non è mai una scelta ‘indifferente’ ai fini della parità di genere. O almeno così sostengono i teorici del ‘bilancio di genere’, idea lanciata fin dal 1995, per valutare quanto incida il documento contabile sulle differenza tra i due sessi. Finora, però – tra l’altro dopo un periodo in cui l’iniziativa sembrava accantonata – i criteri valutativi del bilancio di genere si sono applicati quasi esclusivamente al rendiconto, per capire – a titolo informativo – quanto le politiche operate da tal ente abbiamo gravato o meno sul divario uomo-donna. Ora, invece – un po’ come si fa con il cosiddetto bilancio di sostenibilità per l’ambiente – si vuole provare a valutare sin dalla fase della programmazione (al fine di poter correggere eventuali storture) l’effetto delle scelte politiche sulla questione di genere. Nel corso dell’ultima seduta consiliare, infatti, l’emiciclo della Pisana ha approvato un’apposita mozione avanzata dal gruppo del Partito Democratico che impegna la Giunta regionale ad assumere le iniziative propedeutiche “all’attuazione del bilancio di genere entro il bilancio previsionale 2026 quale strumento di indirizzo per l’adozione della legge di bilancio e il suo collegato al fine di predisporre – sulla base di una riclassificazione contabile delle spese del bilancio dell’ente in: neutrali rispetto al genere; sensibili rispetto al genere; destinate a ridurre le diseguaglianze di genere – norme atte a conseguire l’applicazione del principio di eguaglianza tra donne e uomini e l’effettiva parità di genere in ogni ambito della società”. I promotori della mozione hanno spiegato che “effetti discriminanti, anche non voluti, possono essere determinati da politiche pubbliche e di bilancio. Uomini e donne sono, infatti, influenzati diversamente dalle decisioni di bilancio non solo in relazione alle specifiche politiche, ma anche in relazione alle loro diverse situazioni socio-economiche, ai bisogni individuali e ai comportamenti sociali. Il bilancio di genere – dicono i consiglieri Pd – è uno strumento che mira a realizzare una maggiore trasparenza sulla destinazione delle risorse di bilancio e sul loro impatto su uomini e donne. Oltre a evidenziare lo sforzo delle politiche di bilancio relativamente alle questioni di genere, il bilancio in ottica di genere favorisce una maggiore considerazione delle caratteristiche della popolazione di riferimento nel disegno degli interventi e nella loro implementazione, anche quando essi non siano destinati soltanto al genere femminile. La redazione del bilancio di genere da parte degli enti territoriali costituisce uno strumento per la valutazione del diverso impatto della politica di bilancio sulle donne e sugli uomini in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro non retribuito, tramite una maggiore trasparenza della destinazione delle risorse e attraverso un’analisi degli effetti delle suddette politiche in base al genere”. Dopo l’approvazione della mozione, come detto, spetterà ora alla Giunta pianificare le procedure da seguire per giungere entro due anni all’attuazione di questo nuovo strumento contabile. Cesidio Vano
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