Lazio – Nel 2023 undici episodi di intimidazione e violenza in 9 comuni. Ecco il dossier “Amministratori sotto tiro”

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) È stato presentato ieri il 14° Rapporto “Amministratori sotto tiro” che raccoglie e analizza gli episodi di minaccia e aggressione ad amministratori pubblici in tutta Italia, una nazione in cui si registra una minaccia ogni 28 ore. Il fenomeno, per quanto riguarda il Lazio, non è affatto da sottovalutare. Nel corso del 2023, nelle 5 province della regione sono stati 9 i comuni colpiti e 11 gli atti intimidatori registrati.

Il Rapporto è stato redatto dall’associazione ‘Avviso Pubblico’ e curato da Giulia Migneco Pierpaolo Romani e Claudio Forleo. In 14 anni di raccolta dati, Avviso Pubblico ha censito sul territorio nazionale 5.388 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali e del personale della Pubblica Amministrazione che lavora in Italia. La media è di 385 intimidazioni l’anno, 32 ogni mese, una al giorno. Le quattro regioni in cui sono nate le cosiddette mafie storiche (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) hanno fatto registrare 3.110 casi dal 2010 al 2023, il 58% del totale nazionale. La prima regione del Centro-Nord è la Lombardia (318 casi), seguita da Lazio (294), Toscana (2015) e Veneto (207). Roma è al quinto posto delle città più colpite negli ultimi 14 anni, con 170 casi censiti. Nel 2023, due casi sono stati registrati nell’area Metropolita della Capitale, tra Civitavecchia e Fiumicino. In provincia di Latina, sempre nel 2023, ci sono stati 4 atti intimidatori tra Aprilia, Formia e Lenola; mentre in provincia di Frosinone altri due casi hanno interessati i comuni di Ceccano e Fiuggi. Ancora: un caso a Viterbo, più precisamente a Bassano Romano e un altro a Rieti. L’episodio di Ceccano è anche tra i ‘10 casi simbolo’ che il Rapporto indica nell’individuare i fenomeni di minaccia agli amministratori pubblici. Come si ricorderà, infatti, il sindaco Roberto Caligiore ha presentato una denuncia ai Carabinieri, consegnando una microspia trovata nella sua auto dal personale di una ditta specializzata in bonifiche elettroniche. La cimice era dietro al vano portaoggetti. Il Sindaco, che è luogotenente pilota dei Carabinieri in servizio nel reparto elicotteristi, si era accorto di alcuni file estranei. Ma fanno scuola anche gli episodi verificatisi ad Aprilia (dove è stata lanciata una bottiglia incendiaria verso la sede della municipalizzata ‘Aprilia Multiservizi’ e lasciata sui muri una scritta che collegava il gesto vandalico all’operato del sindaco) e a Civitavecchia (dove un assessore comunale è stato aggredito e picchiato – ha riportato una frattura al braccio – nel corso di un incontro tra sindaco, giunta e commercianti ambulanti per problemi di svolgimento del mercato). Nella classifica di tutte le regioni, il Lazio si posiziona al settimo posto con 294 atti intimidatori, 73 comuni coinvolti, il 19% del totale, contribuendo alla crescita degli episodi nell’area del Centro-Nord dove anche se le intimidazioni spesso non arrivano alle vie di fatto, il fenomeno è aumentato rispetto al 2022. Infatti, nel 2023 gli episodi registrati sono stati 315 (invio di parti di animali, proiettili, ordigni, minacce, aggressioni, incendi e lettere minatorie). Un discorso a parte va fatto per le minacce tramite i Social, che rappresentano il 19,5% dei casi. Nel mirino, poi, finiscono non solo i ‘politici’ (sindaci, assessori e consiglieri) ma anche i dirigenti degli enti locali (che hanno poi la responsabilità di rilasciare autorizzazioni, permessi, concessioni) e gli stessi dipendenti. Anche se i dati – su base quadriennale – sono in calo, “i 300 atti intimidatori registrati mediamente ogni anno in Italia restano un indicatore inaccettabile per una democrazia”, denunciano i promotori del Rapporto che sollecitano un impegno più concreto per la diffusione della legalità.
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