Il Dossier – Efficienza della PA e produttività del lavoro: la Ciociaria in fascia media nel Lazio. Peggio di tutti fanno Roma e Rieti

Cesidio Vano
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Una posizione intermedia tra le province che più eccellono e quelle meno preformanti. Il territorio della Ciociaria, inteso come la provincia di Frosinone, si colloca proprio a metà dei quadranti in cui uno studio dell’Ocse ha incasellato le varie province italiane, in base alla produttività del lavoro e all’efficienza della pubblica amministrazione, poiché le due grandezze sono direttamente collegate, come è noto da tempo, e come la stessa ricerca dimostra ancora una volta se ce ne fosse bisogno: pubblica amministrazione più efficiente e minore tenacia burocratica vogliono sostanzialmente dire più capacità dei territori di fare impresa, di creare lavoro, di svilupparsi e arricchirsi.

Nel Lazio, si trovano nella stessa condizione intermedia della provincia ciociara anche i territori del Pontino e della Tuscia ma solo per quanto riguarda la produttività del Lavoro, mentre se si guarda alla situazione relativa all’efficienza della PA, solo la provincia di Latina tiene testa al Frusinate. Roma, e Rieti incassano (assieme a Viterbo) la valutazione più bassa possibile per l’efficienza della pubblica amministrazione, così come, da sole, portano a casa il giudizio più basso per la produttività del Lavoro. L’analisi, spiegano i ricercatori, è stata condotta sulla scorta dei dati di singole aziende provenienti dalla base-dati Orbis e relativi al periodo 2005-2013, tenuto conto degli indicatori sull’efficienza della pubblica amministrazione a livello provinciale forniti da Open Civitas. “La produttività media del lavoro delle imprese è più elevata nelle zone con una più efficiente Amministrazione pubblica” è una delle conclusioni a cui giunge il lavoro ed infatti, la cartina delle l’Italia appare divisa in due tra un Nord con amministrazioni più efficienti e maggiore capacità produttiva, un centro che stenta a tenere il passo e che è più vicino all’esito delle verifiche per il Sud Italia, con giudizi peggiori per quasi tutte le province. Il tutto avviene nonostante, proprio per contrastare queste divergenze tra i territori, l’Europa destina all’Italia, come ad altri Paesi europei, risorse per 125 miliardi di euro. Il risultato? Il Belpaese è l’unica nazione che negli anni presi in esame ha visto aumentare giacché diminuire la divergenza tra le regioni. La conferma giunge anche l’analisi effettuata dall’associazione di piccole e medie imprese Cgia, che in una nota spiega: “Nei tre cicli di programmazione della politica di coesione europea (2000-2006, 2007-2013 e 2014-2020), Bruxelles ha investito complessivamente 970 miliardi di euro. Di questi, l’Italia ne ha ricevuti 125 miliardi; risorse che in questi 20 anni sono state destinate a ridurre il divario territoriale tra le regioni degli Stati membri. Ma l’Istat avverte che l’Italia è l’unica che in questo arco temporale ha visto aumentare, seppur di poco, la disparità territoriale con le medie UE, indice misurato attraverso il coefficiente di variazione del Pil pro capite in parità di potere di acquisto. Per contro, Francia, Germania e Spagna hanno conseguito una leggera riduzione del divario con le regioni più sviluppate d’Europa”. Dall’Ufficio studi della Cgia, indicano anche alcuni dei motivi per cui le regioni italiane si trovano in questa situazione: bassa qualità dei progetti presentati e criticità storiche come la lentezza burocratica e l’inefficienza delle amministrazioni, che sono alla fine i soggetti destinatari della maggior parte delle risorse europee; l’eccessiva durata dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche: secondo la Banca d’Italia, infatti, a fronte di una spesa mediana di 300 mila euro, nel nostro Paese il tempo medio per la realizzazione di un’opera è di 4 anni e 10 mesi. La fase di progettazione dura poco più di 2 anni (pari al 40 per cento della durata complessiva), l’affidamento dei lavori dura 6 mesi e sono necessari oltre 2 anni per l’esecuzione e il collaudo. Per un investimento di cinque milioni di euro, invece, il tempo di realizzazione è di ben 11 anni; le disparità che ci sono tra Nord e Sud, in termini di Pil: analizzando il Pil pro-capite e fissando il dato al 2000 pari a 100, nel 2021 nel Centro l’indice è sceso a 93,8, nel Mezzogiorno si è attestato a 94,9, nel Nordest a 98,7 e nel Nordovest a 101,4. Comparando i risultati delle aree più ricche del Paese con quella più in difficoltà, registriamo che rispetto al Nordest, il Sud ha perso 3,7 punti e nei confronti del Nordovest addirittura 6,4 punti. Cesidio Vano
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