(di Alessandro Iacobelli) Amarezza, dolore, rammarico. L’Italia ai Mondiali USA 1994 si ferma al palo dei rigori contro il Brasile nella finalissima. A distanza di 30 anni gli azzurri, guidati dal CT Luciano Spalletti, sono sbarcati in Florida per un tandem di gare amichevoli in salsa fortemente sperimentale contro Venezuela ed Ecuador (la seconda nel New Jersey).

Torniamo alla torrida mattinata del 17 luglio 1994. Stadio Rose Bowl, oltre 90mila spettatori trepidanti sfidano il caldo in attesa del fischio d’inizio. Italia vs Brasile. La Nazionale di Arrigo Sacchi è arrivata al traguardo conclusivo non senza patemi d’animo durante la fase a gironi e i susseguenti scontri secchi ad eliminazione diretta.
Una spedizione azzurra densa di polemiche quella volata in America. In aprile Maldini e compagni avevano subito l’onta della sconfitta in una anonima amichevole a Coverciano contro il Pontedera. Dinanzi alle luci della ribalta ufficiale del torneo planetario le cose non migliorano… anzi. Nel gruppo E la Nazionale perde all’esordio contro l’Irlanda 1-0 con il gol di Houghton. Poi Dino Baggio salva la baracca con la rete decisiva nella sfida alla Norvegia. Nella terza e ultima gara non basta Massaro per piegare la resistenza del Messico. Per il rotto della cuffia si passa agli ottavi. Al cospetto della scorbutica Nigeria l’Italia va sotto con Amunike. Quando il baratro sembra spalancarsi di fronte allo stivale pallonaro, ecco Roberto Baggio. Doppietta tra tempi regolamentari e supplementari: siamo ancora vivi. Quarti di finale: Italia-Spagna. L’altro Baggio, Dino, segna ancora portandoci in vantaggio. Caminero però, al minuto 58, rimette i conti in ordine. Tassotti perde la testa e colpisce Luis Enrique con una gomitata. La botola è ormai aperta quando il Divin Codino fa il mago e insacca per il 2-1 della gloria. In semifinale c’è la Bulgaria capace di far fuori la Germania. Roberto è incontenibile e sigla l’1-0 con un destro a giro da urlo. Poco dopo Albertini serve sempre il 10 che in diagonale raddoppia. Il pericolo è dietro l’angolo e al culmine del primo tempo Hristo Stoičkov su rigore accorcia le distanze. Nella ripresa c’è una tensione enorme e la contesa diventa arcigna. All’improvviso Roberto Baggio si blocca e lamenta un dolore di natura muscolare.

La sfortuna fisica cade come un macigno sulle sorti degli azzurri. Era già accaduto circa 20 giorni prima durante la partita dei gironi contro la Norvegia con la rottura del crociato per il capitano Franco Baresi. Il libero del Milan, subito operato, incredibilmente torna titolare per la finale di Pasadena. Allo stesso modo anche Baggio si rimette in piedi, in condizioni onestamente non consone per un appuntamento così rilevante, e torna a disposizione. Sacchi schiera entrambi contro il Brasile. I verdeoro hanno vinto il proprio raggruppamento davanti a Svezia, Russia e Camerun. Negli ottavi Bebeto ha eliminato i padroni di casa degli Stati Uniti di Lalas. Nei quarti va ko l’Olanda 3-2 (reti di Romario, di nuovo Bebeto e Branco). L’ultimo ostacolo verso la finale per i sudamericani è la Svezia che capitola per mano di Romario al minuto 80.
L’atto conclusivo scivola via a reti bianche nei minuti regolamentari. Il Brasile di Carlos Alberto Parreira non è scintillante e si vede, ma è terribilmente pragmatico. Dal canto suo la truppa sacchiana si divora un timbro già fatto con Massaro che si lascia ipnotizzare da Taffarel da ottima posizione. Dall’altra parte Pagliuca bacia il palo dopo aver bloccato la sfera in due tempi, non senza aver provocato danni alle coronarie di milioni di tifosi, sul tiro dalle media distanza scoccato da Marcio Santos. Si procede per 90 minuti, poi altri 30. Niente. Servono i rigori per assegnare il trofeo. Nel Brasile sbaglia solo Marcio Santos. Segnano invece Romario, Branco e Dunga. Gli azzurri vanno a referto con Albertini ed Evani. A tradire sono Massaro, Baresi e Roberto Baggio. Titoli di coda su una delle finali più stressanti nella storia dei Mondiali di calcio.