Un bruttissimo fatto di cronaca ripreso dalle testate giornalistiche nazionali fa riflettere. Sabato scorso un bambino di 12 anni era seduto su una panchina nella piazza centrale del paese, quando un coetaneo ha iniziato a provocarlo per litigare, poi è tornato con altri ragazzi più grandi e lo hanno aggredito. Il dodicenne è stato salvato dal passaggio di alcuni turisti che hanno allertato i soccorsi. Il ragazzino è stato trasportato all’ospedale di Colleferro con il setto nasale fratturato e un dente rotto e dopo all’ospedale Bambino Gesù per ulteriori visite.
Una violenza inaudita che non deve più ripetersi, ma purtroppo ogni giorni simili episodi riempiono le pagine dei giornali nazionali. I giovanissimi sono più violenti delle generazioni passate. Perché? Social Network, mass media in generale, compresi video che girano in rete senza filtro che trasmettono immagini di violenze, video giochi che simulano lotte, guerre. Sono video che incitano alla violenza, alla emulazione, a comportamenti pericolosi. La causa della violenza nei giovani non è solamente da attribuire ai mass media, vi sono anche altri fattori. La carenza o inadeguatezza educativa nel contesto familiare, spesso non ci sono regole in casa o si subisce o si assiste a violenza; le amicizie devianti, l’abbandono scolastico. Fin dall’infanzia i genitori dovrebbero lavorare nello sviluppo emotivo legato alla gestione dell’aggressività nei figli, avere un dialogo con loro, insegnare loro come gestire la rabbia e le conseguenze a cui si potrebbe andare incontro, comprendere il significato delle reazioni emotive dei figli e poterli aiutare ad acquisire la capacità di modularle. È necessario stabilire dei limiti di tempo nel guardare la TV, stare sul web e con i videogiochi, evitando quelli violenti. I genitori dovrebbero instaurare un rapporto di collaborazione con gli insegnanti. Rincresce constatare che invece nei casi di bambini e adolescenti più aggressivi manca proprio quel clima di collaborazione da parte di queste famiglie con i docenti, con la scuola. L’episodio di sabato scorso ha scosso la comunità anagnina, ci vuole collaborazione di tutta la società per evitare che si possa ripetere una simile violenza. Solidarietà alla famiglia del bambino. Anna Ammanniti
