Roma – Spese pazze e soldi pubblici: la Corte dei conti non fa sconti alla Capitale (e non solo)

Cesidio Vano
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di Cesidio Vano) Nelle 138 sentenze contabili emesse del 2023 dalla sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio in ambito amministrativo e nel numerose condanne, per oltre 36 milioni di euro di danno all’erario, c’è un po’ di tutto. Piccole e grandi storie della pubblica amministrazione che non va. C’è ad esempio il caso dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti per Roma: l’Ama, la municipalizzata della Capitale che si occupa dell’immondizia, li ha preso in presi in affitto, i giudici hanno segnalato che così si sta spendendo molto, ma molto di più che se li avesse comprati. Dal 2010, l’Ama ha pagato canoni per l’utilizzo di 28.050 cassonetti. Secondo la Corte dei conti, che ha chiamato l’azienda a giustificarsi, sarebbe stato più economico comprarli. Un danno, presunto al momento, che i pm contabili stimano in 19.354.696 euro.

Ma l’Ama è sotto la lente dei magistrati contabili anche per un altro episodio: l’azienda, infatti, avrebbe sottoscritto un contratto di finanziamento con un pool di banche, senza alcuna selezione pubblica. Un contratto che conterrebbe, secondo i pm contabili “clausole capestro, che hanno cancellato i principi di concorrenza e determinato un’illecita eterogestione del tributo pubblico (Ta.Ri.) da parte di un soggetto privato (il pool di banche)”. Con la conseguenza che – sostiene la Corte – l’Ama “ha utilizzato il denaro della Ta.Ri per la gestione ordinaria anziché impiegare i corrispettivi del servizio pubblico svolto in favore di Roma Capitale”. Ma non solo: la municipalizzata, al pari della Regione Lazio, dell’Università di Tor Vergata e di altri enti pubblici, viene citata dalla procura contabile anche per conferimenti illegittimi di incarichi. Ancora: nei casi segnalati dal procuratore generale, ci sono le spese sostenute per una serie di lavori presso aeroporto id Ciampino. Soldi spesi ma lavori mai effettuati. Ci sono poi gli appalti dell’Anas e gli incarichi pubblici affidati a chi non aveva titoli per ricoprirli. Insomma, dalla foto che il procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, Paolo Crea, ha stilato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024 emerge una regione Lazio e una città capitale, in cui c’ ancora molto da fare, per tutelare la cassa pubblica. Nella relazione del procuratore, però, non ci sono solo casi di malaffare legato alla pubblica amministrazione o alla burocrazia. C’è ad esempio anche l’incredibile caso di oltre 100 cittadini che, lo scorso anno, hanno dovuto rimandare le operazioni chirurgiche che avevano programmato – con tutti gli inconvenienti che questo ha comportato – poiché il medico che doveva operarli, ora chiamato a rispondere del danno che ha causato all’azienda sanitaria, se ne è andato in ferie senza preoccuparsi di farsi sostituire. Solo in ambito amministrativo, nel 2023, sono stati definiti 140 giudizi e sono state emesse – come detto – 138 sentenze e 20 ordinanze istruttorie. Da qui l’impegno del presidente della Sezione Laziale della Corte, Tommaso Miele, che ha parlato di corruzione ormai endemica nel Lazio, a non abbassare la guardia “nel controllo della corretta gestione delle risorse pubbliche, né si possono creare sacche di impunità per chi è chiamato a gestire le risorse pubbliche alimentate con il sacrificio dei cittadini”. L’elenco delle vicende affrontate dai magistrati contabili è lungo: corruzione, negligenze, appalti truccati e furbetti dell’ultima ora: il danno alle casse dello Stato è imponente. La truffa delle mascherine alla Protezione Civile del Lazio , ad esempio, vede una contestazione di 10.800.000 euro, «mentre si è in attesa della definizione del giudizio che ha ancora riguardato l’acquisto di mascherine da parte della Regione Lazio per un danno di 11.776.662 euro» sottolinea il presidente.
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