(di Dario Facci) Con le Primarie non si scherza. I cosiddetti “primaristi” di Cassino l’hanno fatto e si sono scottati. L’intenzione recondita era quella di vanificarne l’effetto per raggiungere un accordo con i partiti di centrodestra, forzargli la mano. Non era difficile prevedere che qualcuno non sarebbe stato d’accordo con un giochetto che, per forza di cose, suona come una presa in giro dell’elettorato. Fatto sta che due contendenti ci sono stati: Giuseppe Sebastianelli e Giorgio Di Folco. Hanno portato alle urne più di mille cassinati, nonostante la campagna contro dei loro ex sodali e adesso con loro due tutti devono fare i conti. Ha vinto Giuseppe Sebastianelli con 715 voti, Di Folco ne ha presi 495. Poco importa se era possibile votare in tutti e quattro i seggi, quello che conta è l’effetto e l’effetto di questo ennesimo scivolone del centrodestra cassinate è evidente a tutti.
Sebastianelli è, da ieri, candidato a sindaco. Non ha certo intenzione di fare un passo indietro o di lato, anche perché se lo facesse sarebbe giustamente linciato (politicamente) dall’elettorato. Con Di Folco hanno già dichiarato di mettersi all’opera per formare la lista e con quella lista, in caso di ballottaggio, si dovrà fare i conti. I “civici” infatti hanno questa caratteristica: quando gli fa comodo si sentono con le mani liberissime. Per quanto riguarda il centrodestra ufficiale la linea pare quella di portare l’outsider Buongiovanni, candidato per il quale, obtorto collo, anche i Fratelli d’Italia sarebbero intenzionati a manifestare il gradimento, insieme a Lega, Forza Italia ecc. Ma a prezzo altissimo, quello di un forte dissenso interno e, probabilmente, dopo l’abbandono di Silvestro Petrarcone, anche di un’emorragia di consensi potenziali. Se il centrodestra volesse non avere tra le gambe Sebastianelli e amici, che con i loro voti stimati potrebbero rappresentare già la differenza tra l’essere competitivi o no, dovrebbe pensare bene ai passi da fare. Anche per quanto riguarda l’ufficializzazione di Buongiovanni. I giochi, insomma, non sembrano ancora fatti. Tutt’altro.
