(di Dario Facci) E’ l’ora di Paolo Fanelli. L’ex sindaco entrerà ufficialmente a Palazzo Munari sabato prossimo, 17 febbraio, quando a mezzogiorno il primo cittadino, Riccardo Mastrangeli, lo presenterà alla stampa.
Fanelli dunque torna, da esponente di Fratelli d’Italia (è il presidente onorario del circolo di Frosinone) a un incarico nel governo della cosa pubblica, dopo essere stato, ben 29 anni fa, il primo sindaco ad essere eletto con il voto diretto della cittadinanza. Ora nessuno se lo ricorda più ma in precedenza a stabilire chi avrebbe fatto il sindaco era il Consiglio Comunale. Non fu facile per lui quella prima esperienza perché, sempre per effetto di quella legge, era la prima volta che l’unico responsabile della formazione della Giunta comunale era il primo cittadino. L’esecutivo, in sintesi, diventava la vera squadra del sindaco. Una rivoluzione copernicana che portò a serie difficoltà, per lui, di formare quella squadra. Seguirono mesi di vera tregenda, con assessori nominati la notte e disarcionati la mattina dopo: un tourbillon di deleghe affidate e distolte che non aveva precedenti e non avrebbe avuti eguali in seguito. Dopo quell’esperienza per Fanelli ci fu poco d’altro, anche perché, diciamolo chiaramente, la sua attività professionale è sempre stata di gran lunga prioritaria rispetto all’impegno politico, derivatogli più dall’eredità paterna (Cesare Augusto è stato il politico della provincia di Frosinone con il maggior numero di incarichi governativi e parlamentari). Ora incuriosisce non poco questo nuovo impegno. Mastrangeli accoglie nella sua squadra un pezzo pregiato. Fanelli ha un nome e un’età importanti, un’immagine divenuta granitica. Il suo ingresso in giunta potrebbe avere effetti che i suoi colleghi di esecutivo e, soprattutto, coloro che ne hanno caldeggiato l’arrivo tra i consiglieri comunali, non immaginano.
