Il Caso – Accorpare Abruzzo e Molise: a Isernia parte la raccolta firme per cancellare la 20esima regione d’Italia

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Qualche anno fa, si era diffuso in rete un ‘meme’ secondo cui il Molise non esistesse, fosse solo una regione ‘immaginaria’ nata da un sordido complotto di cui – in verità – nessuno ha capito mai bene niente. Ora, però, la realtà rischia di superare la finzione dei complottisti da tastiera: si stanno davvero raccogliendo le firme per ‘cancellare’ il Molise, ventesima regione d’Italia.

La strategia è semplice: annettere la provincia di Isernia all’Abruzzo, in modo che con la sola area di Campobasso, incapace di reggersi autonomamente, bisognerà necessariamente rimettere mano al tessuto costituzionale e ‘portare’ tutto il Molise in Abruzzo dove, di fatto, era stato fino a 61 anni fa! La Regione Molise, infatti, nasce nel 1963 con una legge costituzionale che ‘stacca’ la provincia di Campobasso dall’Abruzzo (fino ad allora Abruzzi e Molise), poi nel 1970 nasce anche la provincia di Isernia. Ora, proprio da quest’ultima provincia, muove il comitato presieduto da Antonio Libero Bucci, determinato a ricondurre tutto il Molisano nella regione abruzzese. È necessario un referendum indetto dalla provincia e per avviare la petizione, secondo lo Statuto dell’ente locale di Isernia, servono 5.000 firme. L’idea è maturata nell’ambito del dibattito politico nazionale sull’autonomia regionale. Il neonato Comitato promotore dell’aggregazione della Provincia di Isernia all’Abruzzo ha tenuto una conferenza stampa la scorsa settimana, annunciando l’avvio della raccolta firme per il referendum di annessione di Isernia all’Abruzzo. “Il nostro obiettivo finale – ha spiegato il presidente Bucci – è ovviamente quello di riagganciare il Molise all’Abruzzo. I territori di queste due regioni sono praticamente omogenei. Con l’aiuto di avvocati esperti abbiamo optato per un referendum sulla Provincia di Isernia per motivi di natura legislativa perché non esiste, infatti, un percorso semplice per accorpare direttamente le regioni. Servirebbero, in quel caso, una legge di natura costituzionale e il consenso dei Consigli regionali di entrambe le regioni coinvolte. È chiaro che i nostri consiglieri regionali, beneficiari della divisione, non acconsentirebbero mai pur di mantenere i loro lauti compensi – ha detto il presidente del comitato, convinto che con “un eventuale ritorno della Provincia di Isernia con l’Abruzzo, a cascata anche quella di Campobasso sarebbe indotta a fare lo stesso”. Dopodiché, servirebbe una legge costituzionale per l’annullamento della Regione, che si tradurrebbe in un azzeramento del Consiglio regionale. Per Bucci e per i componenti del suo comitato, infatti, non avrebbe più senso, a quel punto, mantenere una regione con pochissimi abitanti e un gettito fiscale fortemente ridotto. Ma c’è anche dell’altro alla base della scelta di ‘scappare in Abruzzo’: “I cittadini, in Molise, non hanno più un servizio sanitario efficiente, dei collegamenti infrastrutturali al passo con i tempi, hanno difficoltà in ogni servizio erogato e pagano tasse altissime. Ciò produce un inarrestabile spopolamento”. Un percorso a cui danno forza e sostanza le parole e il parere dell’avvocato Ottavio Balducci: “L’idea è quella di proporre alla Provincia di Isernia l’adozione di una delibera per chiedere formalmente, tramite la Corte di Cassazione, l’indizione di un referendum attorno al quesito, una volta ottenute le 5mila firme. A quel punto è il Governo che segnalerà la questione al Presidente della Repubblica. E una volta celebrato il referendum, il risultato sarà valutato dalla Corte di Cassazione che lo indirizzerà al Governo affinché quest’ultimo poi adotti una legge ordinaria per far passare questo territorio con la Regione Abruzzo”. Non sarà cosa certo semplice, ma dal Comitato già si sono rimboccati le maniche.
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