Mazzette alla camera mortuaria dell’ospedale di Frosinone, doppia condanna.
Il tecnico necroforo residente a Ceccano è stato condannato a cinque anni di carcere con il rito abbreviato, mentre una ausiliaria che è stata giudicata con lo stesso rito, è stata condannata a tre anni e quattro mesi di reclusione. Entrambi sono stati condannati ad un risarcimento di 100 mila euro nei confronti dell’Asl più la confisca di tutti i beni. Per la cronaca va detto che nel corso del processo il giudice aveva revocato i domiciliari per il tecnico (l’imputato è stato difeso dall’avvocato Alfredo Magliocca) e l’obbligo di dimora per l’ausiliaria rappresentata dall’avvocato Tony Ceccarelli. Entrambi, nel maggio dello scorso anno, erano stati arrestati per concussione continuata. Secondo le accuse i dipendenti dell’Asl (in questa vicenda era stata coinvolta anche una terza persona deceduta prima del processo) avrebbero ricevuto del denaro dai titolari delle agenzie funebri. Si tratta di affermazioni che gli imputati hanno sempre respinto. A loro dire non avrebbero mai preteso un euro, e che quelle mance che qualcuno aveva elargito loro erano state fatte in totale autonomia e senza alcuna pressione da parte loro. A far scattare la denuncia il titolare di un’agenzia di pompe funebri di Frosinone, il quale, stanco di pagare, si era recato presso dai carabinieri per segnalare il malvezzo dei dipendenti che chiedevano le mazzette per ottenere il servizio funebre o la vestizione dei defunti. A conclusione delle indagini altre sei persone che operano nell’ambiente funerario avrebbero puntato l’indice sugli imputati. Tutte e sei ieri mattina si sono costituite parte civile tramite l’avvocato Antonio Ceccani. Il modus operandi consisteva nell’alargire cento euro di mancia “per il caffè”. Da qui la denominazione dell’operazione “caffè”. Mar. Ming.
