La protesta degli agricoltori è un incendio. Si muove la politica in provincia di Frosinone

Dario Facci
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(di Dario Facci) La marcia degli agricoltori scuote l’Europa e i trattori marciano anche in provincia di Frosinone. Sono già due le manifestazioni che si possono contare, una a nord e una a sud della provincia. Non saranno le sole.

E’ che la vasta problematica dell’agricoltura, vista sotto il profilo imprenditoriale, è probabilmente giunta, dopo decenni di discussioni, al nodo. Le politiche dell’Europa penalizzano troppo alcuni stati per un verso, altri per altri motivi. La catena commerciale dei prodotti agricoli pende troppo in favore dei distributori e degli esercenti finali e troppo poco da quella dei produttori. Gli enormi finanziamenti che l’Europa destina al comparto (ora in calo) sono probabilmente male distribuiti e comunque non sono sufficienti. In provincia di Frosinone da tempo l’agricoltura soffre, un comparto fondamentale, incomprimibile per affrontare lo sviluppo sostenibile, rischia di essere soffocato. Voci si registrano oggi in sostegno degli agricoltori anche dalla politica della provincia di Frosinone. A farsi sentire per primo oggi è stato Mario Abbruzzese. L’ex presidente del Consiglio Regionale, candidato in pectore al Parlamento Europeo, ha diffuso la sua analisi: “I focolai accesi dalla collera degli agricoltori si moltiplicano – scrive Abbruzzese – I blocchi nelle strade sono ormai decine. E la mobilitazione diventa un assedio non più soltanto in Francia ma all’Europa intera. Un grido unico di protesta per chiedere “un cambio nelle politiche europee”. E al quale l’Ue – bersaglio di accuse incrociate al suo Green Deal, ai nuovi requisiti della Pac e all’accordo con il Mercosur – è pronta a rispondere con nuove misure che saranno presentate giovedì, quando il dossier planerà anche sul tavolo del vertice straordinario dei leader Ue”. “A suscitare la rabbia degli agricoltori – dice ancora il politico cassinate – sono anche i nuovi requisiti della Politica agricola comune, quella Pac riformata nel 2021 che ora impone agli agricoltori di mantenere il 4% delle superfici a riposo per avere accesso ai fondi” spiega Abbruzzese. “In pratica gli agricoltori hanno sollevato critiche specifiche, tra cui l’eliminazione dell’obbligo a non coltivare il 4% dei terreni, la necessità di riprogrammare il Green Deal e di impedire l’importazione di prodotti agricoli da paesi con regolamenti divergenti oltre che l’abolizione di altri vincoli e incentivi a diminuire la coltivazione”. Anche i consiglieri provinciali della Lega, Andrea Amata e Luca Zaccari sono intervenuti oggi per chiedere all’Ente di farsi parte attiva. “La Provincia sposi questa battaglia, caso mai investendo il Comitato per lo sviluppo sostenibile” dicono di due consiglieri rivolgendosi al presidente Di Stefano. “Esprimiamo solidarietà e vicinanza agli agricoltori che giustamente protestano perché politiche dissennate scritte dai burocrati di Bruxelles stanno mettendo in ginocchio un settore primario dell’economia italiana. Fermiamo l’ecopazzia”.
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