(di Cesidio Vano) Il Tar del Lazio boccia i test online Cisa per la selezione degli studenti intenzionati ad accedere ai corsi di laurea in medicina, veterinaria ed odontologia. Almeno questo è quanto emerge da una prima sentenza emessa nei giorni scorsi sul ricorso individuale di un candidato ‘bocciato’ dall’algoritmo che ha regolato l’assegnazione dei punteggi. Si tratta del primo provvedimento che vede riconosciute tutte le denunce di illegittimità e di errori fatte dal sistema nazionale di selezione, valido per tutte le facoltà mediche. I giudici amministrativi non hanno però previsto, a fronte delle ragione riconosciute al ricorrente, l’immatricolazione in sovrannumero e il risarcimento del danno subito, decisione quest’ultima contro cui ora in 3.500 minacciano di appellarsi al Consiglio di Stato.
Della vicenda ci eravamo occupati qui (https://www.tg24.info/universita-quiz-demenziali-per-laccesso-a-medicina-dopo-il-video-di-de-luca-arriva-una-valanga-di-ricorsi-al-tar/). Tra i primi a segnalare l’assurdità di alcune domande del test c’era stato anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca che aveva denunciato la demenzialità di alcuni quesiti (accuse respinte dai redattori del test). Poi, però, i guai maggiori eran venuti fuori per le ‘falle’ che avrebbe mostrato il cosiddetto ‘equalizzatore’ cioè il sistema utilizzato per ponderare il punteggio finale del candidato. Dal settembre 2022, infatti, per iscriversi a Medicina o Veterinaria in una università italiana è necessario superare il test Tolc-Med e Vet gestiti dal Cisia (ovvero il Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso). Ma le prove selettive sono finite al centro di un turbinio di critiche e accuse e poi di innumerevoli ricorsi al Tar che stanno intasando le agende della giustizia amministrativa. Lo scorso 17 gennaio è arrivato il primo pronunciamento favorevole al ricorrente e ora si è in attesa di cosa diranno i giudici su tutti gli altri ricorsi già trattenuti in decisione sulla stessa questione: i ricorrenti sono migliaia. La prima sentenza contro i Tolc di Medicina (Tolc sta per Test onLine Cisia) è stato presentato dallo studio legale Leone-Fell & C. e i magistrati hanno accolto tutte le censure, annullando il bando e la graduatoria di merito per l’accesso alla Facoltà di Medicina. La sentenza è stata accolta con entusiasmo dal Comitato ‘#iononhhoimbrogliato’ che raccoglie le migliaia di studenti che speranzosi hanno tentato di superare la prova: “Siamo, ovviamente, felici per questa prima vittoria – dicono dal Comitato -. Siamo oltre 3.500 ricorrenti che hanno avuto finalmente il riconoscimento dell’irregolarità del bando e dell’equalizzatore segnalati già a settembre. In un paese normale non si sarebbe dovuto far immatricolare nessuno e far ripetere il test. Tutti a casa!”. Amarezza resta invece, per la parte finale della sentenza “che non applica il risarcimento per il danno subito. Il giudice, infatti, ha interpretato il diritto amministravo con una terza via – dicono dal Comitato -. Le due strade plausibili della procedura a seguito dell’accoglimento del ricorso sono, infatti, o la ripetizione della prova per tutti i candidati o l’immatricolazione in sovrannumero per i ricorrenti. Siamo in attesa delle sentenze dei due ricorsi collettivi discussi il 10 gennaio e auspichiamo fortemente che il Tar del Lazio, dopo la prima sentenza favorevole con la quale ha annullato bando e graduatoria e decretato l’illegittimità di tutta la procedura, applichi anche gli effetti, riconoscendo ai ricorrenti l’immatricolazione in sovrannumero. Siamo pronti a continuare la nostra battaglia attraverso ulteriori manifestazioni e non ci fermeremo fino al Consiglio di Stato per appellarci contro questa sentenza ‘anomala’”, infatti, “Sebbene il Tar Lazio abbia annullato bando e graduatoria e decretato l’illegittimità di tutta la procedura – concludono -, non ha previsto l’immatricolazione in sovrannumero, quindi manca il risarcimento del danno subito. Ovviamente la sentenza ci dà ragione su tutta la linea, pertanto, non ci fermeremo e proporremo appello al Consiglio di Stato”.
