Processo Mollicone, secondo il consulente Garofano Serena si trovava in caserma

Marina Mingarelli
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Processo Mollicone si torna in aula con uno scontro tra consulenti. L’ex generale Garofano, consulente della famiglia di Serena, ha dichiarato davanti ai giudici capitolini dove si sta celebrando il processo di Appello nei confronti di Franco e Marco Mottola, della moglie, dei brigadieri Vincenzo Quadrale e Francesco Suprano che al 98% ci sarebbe la certezza che la ragazza quel giorno si trovava in caserma. Da qui la probabilità che fosse stata colpita proprio nella caserma e che avesse urtato contro la porta.

La morte infine sarebbe sopraggiunta per soffocamento meccanico attraverso un sacchetto di plastica che l’assassino le aveva avvolto sulla testa. Tale tesi sarebbe stata condivisa anche dal prof. Potenza, consulente della difesa del luogotenente Vincenzo Quadrale. Potenza però ha contestato la compatibilità tra il segno di rottura trovato sulla porta e la frattura cranica sul capo della vittima. Secondo il luminare un colpo contro la porta avrebbe coinvolto anche altre parti del corpo. Contestata anche l’ora del decesso. Per quanto riguarda invece la testimonianza della criminologa Roberta Bruzzone, consulente di Armida Mollicone, zia di Serena, quest’ultima ha parlato di un delitto di impeto. Secondo la Bruzzone il sacchetto di plastica sulla testa è stato inserito dall’assassino per evitare di lasciare tracce della vittima nel luogo dove era stata uccisa. Si torna in aula il prossimo 30 gennaio. In questa data sarà ascoltato il crimonolo Carmelo Lavorino. Mar.Ming.
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