Crisi Reno De Medici – Forcing della Regione per rilasciare l’autorizzazione fanghi ma la soluzione sarebbe comunque nella volontà dell’azienda

Dario Facci
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(di Dario Facci) Piuttosto complicata la situazione di Reno de Medici (RdM) di Villa Santa Lucia, dopo che il colosso dei cartoncini a base riciclata ha comunicato l’avvio dell’Iter per la cessazione dell’attività, che causerebbe nel prossimo mese di maggio il licenziamento dei 163 dipendenti.

La decisione dell’azienda multinazionale è stata determinata dagli effetti causati dal fermo dell’impianto disposto a partire da luglio 2023 dalla magistratura cassinate, nell’ambito di un’indagine sulla regolarità dei fanghi di depurazione. L’azienda ha spiegato che lo stop delle attività ha compromesso il rapporto con i clienti tradizionali, facendo perdere quote di mercato ed imponendo il trasferimento delle produzioni da Villa Santa Lucia ad altri impianti del gruppo. La grande manifestazione di Cassino, con la presenza di decine di sindaci, tutti i sindacati e gli eletti in provincia di Frosinone, ha voluto mettere in primo piano un problema drammatico per il territorio che continua a perdere competitività e ha imboccato un pericoloso percorso verso la deindustrializzazione. Secondo i sindacati, ma anche alcuni rappresentanti della Regione Lazio e in particolare il consigliere Daniele Maura (FdL) ci sarebbero margini per risolvere la situazione in tempi brevi, visto che l’azienda ha compiuto i lavori di adeguamento richiesti dalle norme ambientali e servirebbe solamente l’autorizzazione al riutilizzo dei fanghi primari, che la Regione Lazio è all’opera per il rilascio. Il permesso “è indispensabile per far ripartire il depuratore in ‘marcia controllata’, come disposto dal Tribunale di Cassino”, ha scritto l’Ansa. Il problema, secondo altri, non sarebbe completamente risolto perché comunque quei fanghi primari, secondo una normativa statale che segue una direttiva europea, devono essere considerati rifiuto. Quello che l’azienda non vorrebbe, perché potrebbe riutilizzarli nel ciclo produttivo ma solo dopo una procedura che, probabilmente, aggraverebbe i costi di produzione. Sarebbe dunque nella volontà dell’azienda, anche dopo aver ricevuto l’autorizzazione dalla Regione Lazio per utilizzare i fanghi primari, riaprire lo stabilimento e ricominciare la produzione. Ciò perché la proposta della consigliera regionale Sara Battisti di agire affinché venga modificata la normativa nazionale appare piuttosto improbabile, soprattutto se i termini di tempo sono molto stretti e il tutto dovrebbe avvenire entro il prossimo mese di maggio quando scadrà la cassa integrazione concessa nel novembre del 2022.
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