(di Alessandro Iacobelli) Una spensierata gita sugli sci si è trasformata in un incubo infinito. Quel maledetto 29 dicembre 2013 la vita di Michael Schumacher si è di fatto interrotta nel suo naturale svolgimento.
Ancora oggi un enorme magone domina i pensieri di milioni di tifosi e appassionati. L’asso tedesco ha rischiato più volte la pelle al volante della Jordan, della Ferrari, della Benetton e della Mercedes. In Formula 1 ha riscritto la storia a 300 km all’ora trasformando la sua figura in una autentica leggenda. Gloria, trionfi, fama, notorietà. Tutto splendido, tutto perfetto. Poi il buio. Michael quel mattino di dieci anni fa sbatte violentemente la testa su un sasso lungo un tratto non segnalato che unisce due diverse piste di Meribel in Francia. Immediati i soccorsi, ma la situazione appare critica fin dal principio. Schumacher in ospedale si salva per il rotto della cuffia ma, da quel preciso istante, entra in un limbo caratterizzato da una faticosa e complessa attività di riabilitazione neurologica tra centri specializzati e la sua casa. Difficile aggiungere altro. Caro Schumi, la tua carismatica energia ci manca più che mai.
