(di Alessandro Iacobelli) “Ho visto Maradona”. In realtà Antonio Juliano potrà rivendicare in eterno la seguente massima: “Ho portato Maradona a Napoli”. Sì, perché il compianto “Totonno” fu tra i protagonisti, da dirigente partenopeo, dell’approdo del Pibe de Oro in Campania direttamente da Barcellona al culmine di una trattativa epica.

Oggi il Vesuvio piange la scomparsa a 80 anni del capitano azzurro per eccellenza. Condottiero senza eguali nella mediana di un Napoli forte ma al tempo stesso operaio. Juliano ha illuminato le domeniche del Vomero e del San Paolo dal 1962 al 1978 toccando quota 394 presenze con oltre 20 reti all’attivo. Cresciuto nel vivaio campano, nato nel 1942, ha indossato l’abito da capitano per dodici lunghe annate.
Il buon Antonio ebbe la fortuna e il merito di alzare al cielo anche qualche trofeo all’ombra del teatro San Carlo. Nell’ordine: 2 Coppe Italia,1 Coppa delle Alpi e 1 Coppa italo-inglese. Pesaola, Vinicio e Gianni Di Marzio (padre del giornalista Gianluca) gli allenatori con cui “Totonno” ha legato di più. Decise di appendere gli scarpini al chiodo dopo una buona stagione al Bologna (1978-1979).

Poi l’ottima parabola dietro la scrivania nell’epoca targata Corrado Ferlaino al timone del club azzurro. Due colpi sensazionali compiuti con estrema sagacia: Rud Krool e Diego Armando Maradona. Una figura davvero importante di un calcio perduto.