“Istituire un osservatorio regionale sui cambiamenti climatici”. È questa l’idea dei consiglieri regionali Salvatore La Penna e Mario Ciarla, entrambi del Partito democratico, avanzata attraverso un’apposita proposta di legge, che ha come finalità quella di fornire, tramite l’osservatorio, uno strumento che apporti “valore aggiunto, attraverso un’attività di analisi ed elaborazione, alle politiche e ai programmi regionali, nelle strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici”.
L’Osservatorio sarebbe composto da una ‘segreteria tecnica’ e da un ‘tavolo regionale’, di cui, oltre alla segreteria tecnica, fanno parte i rappresentanti di ordini professionali, università, enti e enti locali, associazioni. “Il tavolo, inoltre – si legge nella relazione alla proposta di legge -, è aperto alla partecipazione di esperti dei principali settori per il monitoraggio e la definizione di azioni di rilevazione e prevenzione dei cambiamenti climatici. L’osservatorio può avvalersi, mediante apposite convenzioni, della collaborazione di altri soggetti, pertanto dispone di una copertura finanziaria a sostegno di eventuali costi per attività di divulgazione e per la realizzazione di rapporti tecnici, cartografie e basi di dati open, per la creazione di specifiche pagine web e/o per l’utilizzo di altri mezzi di informazione o realizzazione di pubblicazioni”. I due consiglieri Dem ricordano che “il cambiamento climatico è un processo incontestabile ma non ineluttabile tanto a livello globale quanto a livello locale e, vista la sua radice sia naturale che collegabile alle attività antropiche, rappresenta una sfida ambientale, culturale, politica che ci riguarda e tocca tutti”. Nella relazione vengono anche ricordate le decisioni prese a livello mondiale, europeo e nazionale sul clima e gli impegni sottoscritti, evidenziando come l’Italia si trovi “nel cosiddetto ‘hot spot mediterraneo’, un’area identificata come particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici ed è notoriamente soggetta ai rischi naturali e già oggi è evidente come l’aumento delle temperature determini l’intensificarsi di eventi estremi come siccità, ondate di caldo, venti, piogge intense i cui impatti economici, sociali e ambientali sono destinati ad aumentare nei prossimi decenni”. Per riguarda la nostra Regione, viene ricordato invece che il Lazio ha una “strutturale predisposizione del territorio ai rischi legati a fenomeni di dissesto idrogeologico, alluvioni, erosione delle coste (…). Secondo i dati dell’Ispra, il 98% dei comuni del Lazio è a rischio idrogeologico e, così come rilevato dalla piattaforma nazionale sul dissesto idrogeologico (IdroGeo), nella nostra Regione vi sono 88.484 abitanti, 34.201 edifici, 5.528 imprese e 867 beni culturali che insistono in aree a rischio frane; inoltre 175.851 abitanti, 15.921 imprese, 32.660 edifici e 327 beni culturali insistono in aree a rischio alluvioni”. Cesidio Vano
