Controllare ogni loro movimento, gestire in toto la vita delle fidanzate, delle compagne, delle mogli. Questo l’obiettivo dell’uomo maltrattante. Negli ultimi tempi, tanto per fare un esempio, c’è stato il boom delle vendite di “Aer tag”. Si tratta di piccole microspie che possono installarsi all’interno di una vettura e che fanno rilevare sempre la posizione di chi si trova alla guida.

Michaela Sevi, responsabile del centro antiviolenza “Fammi Rinascere” di Fiuggi, di donne che hanno avuto la sfortuna di vivere un amore malato ne ha conosciute veramente tante. “Rispetto allo scorso anno coloro che hanno richiesto aiuto al nostro centro sono aumentate del 60%. Purtroppo l’uomo violento non ha ceto sociale e non appartiene ad una fascia specifica di età”.
Ed allora come fare per difendersi da un rapporto tossico? Quali i segnali che debbono far insospettire le donne? “Intanto – ha continuato la responsabile del centro – impedire l’emancipazione della compagna di vita, da ogni punto di vista. Giulia Cecchettin è morta perché lei si stava laureando, aveva raggiunto un obiettivo verso l’emancipazione, è stato questo il motivo che ha scatenato la follia omicida di quel ragazzo. Ecco perché è importante che le vittime che si rivolgono a noi sappiano che non saranno mai sole in questa battaglia verso la rinascita. Lo scoglio più grande da superare è quello dei figli. Talvolta succede che a donne che denunciano per maltrattamenti documentati e verbalizzati vengano tolti i bambini. “Ma qualcuno ha dimenticato- ha sottolineato Sevi- che la madre è andata via soltanto per chiedere aiuto”.
Mar.Ming.