Detenuto morto in circostanze sospette, cinque medici del carcere indagati per omicidio colposo

Irene Mizzoni
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Detenuto morto in circostanze sospette, cinque medici del carcere sono stati iscritti sul registro degli indagati per omicidio colposo.

La vicenda risale al 12 dicembre del 2020, quando Davide Pacifici, un frusinate di 43 anni viene arrestato per il reato di stalking. Il 15 dicembre l’uomo comincia ad avere disturbi respiratori. Successivamente però la situazione peggiora, le gambe si erano gonfiate ed aveva cominciato a sputare sangue. Ed arriviamo al 22 dicembre quando i genitori lo vanno a trovare in carcere. Il figlio dice loro che sta molto male e chiede aiuto. L’uomo aveva i piedi talmente gonfi che non riusciva nemmeno ad allacciarsi le scarpe. Alla vigilia di Natale l’uomo viene trasportato in ospedale in condizioni disperate. Il 43enne morirà 40 minuti dopo dal ricovero. Dall’esame autoptico era emerso che Davide era morto per un arresto cardiaco. A quel punto il pubblico ministero chiede l’archiviazione. Ma l’avvocato Giuseppe Lo Vecchio, che rappresenta i familiari del deceduto, ha presentato opposizione. A questo punto la procura ha iscritto sul registro degli indagati cinque medici che nei giorni precedenti al decesso avevano monitorato il paziente. Il consulente di parte dott. Alfonso Finzi, specialista in cardiologia ha dimostrato che la morte è stata ascrivibile ad uno scompenso cardiaco giunto nella fase finale “nella totale inerzia- scrive Finzi nella sua perizia- dei sanitari responsabili”. Secondo lo specialista se Davide Pacifici fosse stato ricoverato in ospedale ai primi sintomi, con un intervento chirurgico avrebbe potuto salvarsi. Singolare è che il giorno del decesso alle 12:19 praticamente venti minuti prima che l’uomo spirasse il padre gli aveva inviato un telegramma scrivendogli queste parole: “Caro figlio Davide, fai subito richiesta urgente per andare in infermeria o all’ospedale. Insisti per chiamare il medico all’interno, fai richiesta urgente figlio mio, appena abbiamo le possibilità di tornare di portiamo le scarpe numero 46 così puoi indossarle che hai i piedi gonfi. Tanti auguri di Buon Natale, ti vogliamo bene, Mamma e papà”. Quel telegramma purtroppo Davide non lo leggerà mai. Ma è altrettanto singolare che proprio il giorno dei suoi funerali ai genitori arriva una lettera che il figlio aveva scritto datata 15 dicembre. Nella missiva, che è stata poi ammessa nelle prove, l’uomo dice ai genitori che le sue condizioni di salute si erano aggravate e che non veniva curato adeguatamente, né aveva mai ricevuto assistenza infermieristica. “Vi prego- aveva scritto- portatemi qualche medicina perché non riesco a dormire. Ogni volta che mi stendo mi manca il respiro”. Parole che non lasciavano ombra di dubbio sul suo stato di salute. Il grande rammarico di mamma Assunta e di papà Marco è stato quello di non poter abbracciare il figlio per l’ultima volta. Quel figlio era talmente buono, ha raccontato la madre, che il giorno che erano andati a trovarlo in carcere si preoccupava del suo vicino di letto che aveva tanto freddo. Lui, nonostante le pessime condizioni di salute si era subito prodigato a dargli la sua coperta. Poi aveva detto al padre di trovare una pensioncina a prezzi modici per la moglie perché quando veniva a trovarlo in carcere non sapeva dove andare a dormire. Ecco questo era il suo Davide”. La donna che sta lottando con tutte le sue forze per avere giustizia spera soltanto che suo figlio non sia morto invano, e che situazioni del genere all’interno di un carcere non debbano più ripetersi. Mar.Ming.
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