(di Dario Facci) Non sono servite le audizioni con il ministro Fitto da parte del segretario della commissione Bilancio della Camera Ottaviani, l’emendamento presentato dai deputati Pd Mancini. Curti e Orfini, la lettera del governatore del Lazio Rocca, l’impegno dei consiglieri regionali Battisti e La Penna, quelli dei sindacati, del Consorzio industriale e delle associazioni degli imprenditori.
Tutti ad argomentare non con chiacchiere di poco conto ma a ribadire che mettere fuori dalla Zona Economica Speciale il Lazio Meridionale equivale a darsi la zappa sui piedi, specie in un periodo ad alto rischio quando si parla di deindustrializzazione e fuga degli investimenti verso lidi più convenienti. Niente, la politica sorda (o incapace) colpisce ancora e il presidente della Commissione Bilancio del Senato, il Fratello d’Italia Calandrini, annuncia che per le province di Frosinone e Latina non ci sarà niente da fare, che il decreto ZES arriverà praticamente blindato in Parlamento e si affanna a rassicurare il Ministro, il Governatore del Lazio e tutti gli altri che al più presto si dovranno trovare delle soluzioni per evitare gravi ripercussione per le zone idustriali strategiche del Lazio meridionale. Spiegazioni per questa mazzata al comparto industriale del Lazio per ora non vengono date. Da qualche tempo, sapendo come stavano andando le cose, gli esponenti locali del centrodestra ma anche altri avevano già iniziato a prospettare iniziative alternative. Ci vorrà tempo, chissà se si faranno mai e comunque questa botta cade nel bel mezzo dell’emergenza spopolamento industriale che dal luglio scorso angoscia la provincia di Frosinone.
