Elezioni Cassino – L’idea Storace per il centrodestra è un campo difficile più che esteso

Dario Facci
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(di Dario Facci) Bisogna mettersi una straordinaria idea in testa per vincere le elezioni comunali in una città enigmatica e, spesso, magmatica come Cassino. Forse il commissario di Fratelli d’Italia, il frusinate Fabio Tagliaferri – investito direttamente dalla plenipotenziaria Arianna Meloni del compito (ingrato) di rimettere insieme il partito della città martire, unire la coalizione di centrodestra e, inoltre, creare un campo… esteso per cercare di battere Salera -, quel colpo di genio lo ha avuto. Bisogna dire, nonostante molte malelingue si affannino a biascicare il contrario, che quella di mettere in pista un combattente famosissimo come Francesco caterpillar Storace, cassinate di nascita seppur d’idioma capitolino, non è affatto male.

Ma… la strada del successo è lastricata di Petrarconi. Quella di compattare i cosiddetti “civici” quando, pensando che questi possa soggiacere a decisioni impartite da… Frosinone, si includa tra di loro uno che è stato trent’anni in Consiglio comunale, è stato sindaco due volte, ci ha provato una terza e, per di più, è pure figlio d’arte, più che un’idea straordinaria è subito sembrata una pazza idea. Peppino non è un “civico”, è un politico di razza antica, un leader tra i cassinati di estrazione progressista, uno che non ti sostiene solo per tornare a fare il consigliere comunale. Vuole le primarie perché sa che può vincerle ed è per questo che i partiti tradizionali non vogliono farle. E’, a parti invertite, la storia vista a Frosinone per le ultime elezioni. Nel centrosinistra del campo largo insistevano per le primarie perché sapevano che le avrebbe vinte Vicano. Chi non voleva Vicano non ha voluto le primarie. Il risultato, come la giri la giri, parti politiche o tecniche invertite o no, è che i campi più sono larghi e più sono ingovernabili. Le Voci dal Palazzo sussurrano che gli incontri/scontri si susseguono e che diplomazie forse poco diplomatiche sono all’opera incessantemente. Di tempo ce n’è ancora parecchio e la partita delle alleanze per creare un campo, largo, vasto, esteso che sia purché competitivo da opporre a Salera e compagni, chissà quanti colpi scena, o di schiena, offrirà ancora.
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