(di Dario Facci) Quando si va per campi larghi c’è sempre il pericolo di coltivare piante infestanti. Lo sa bene il centrosinistra ma anche, per esempio, il governo di Mastrangeli a Frosinone.
L’allargamento delle coalizioni ai civici sono sempre un’incognita perché quelle realtà sono autodeterminate, spesso rispondenti a singole persone e risultano di frequente incontrollate e incontrollabili. E’ il problema che sta vivendo la neonata coalizione di centrodestra a Cassino, compatta nel nucleo tradizionale dei partiti, costretta ad aprire le porte a realtà cosiddette civiche per tentare di battere l’uscente Salera ma subito nelle peste per affrontare una questione che, nonostante le buone intenzioni, è ineludibile: la candidatura a sindaco. Tagliaferri e amici insistono per prediligere il programma, compiere subito dopo una scelta che risulti competitiva e condivisa e solo in ultima analisi, nel caso di disaccordo irrecuperabile, addivenire alla misura delle elezioni primarie per scegliere il candidato a sindaco. I civici non sono d’accordo. Specialmente quelli che hanno potenzialmente più voti. Una circostanza che deve preoccupare non poco perché, come disse un celeberrimo politico italiano, a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina. E spesso, dietro le primarie, si nasconde il volto di un candidato in pectore che non avrebbe mai avuto il placet del partiti. Una questione che, a quanto pare, non potrà essere messa da parte per pensarci dopo. Difficilmente, insomma, il piano di Fabio Tagliaferri di tagliare corto sulla sempre spinosa faccenda del candidato a sindaco per cementare una compagine numerosa su argomenti efficaci per una campagna elettorale difficile, andrà in porto. Allo studio nuove strategie.
