Sanità – L’analisi Gimbe sulla Nadef: “Così il SSN va verso il baratro! Non è più una priorità del Governo”

Cesidio Vano
6 MIn Lettura
(di Cesidio Vano) La Fondazione Gimbe boccia, per quel che riguarda le misure economiche a sostegno della Sanità, la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef) varata dal Governo.

La fondazione, costituita dall’associazione Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze e presieduta da Nino Cartabellotta, ha eseguito un’analisi indipendente della Nata di aggiornamento 2023 relativamente alla spesa sanitaria. I risultati non sono affatto confortanti: anzi. “Le stime della Nadef 2023 confermano che la sanità rimane la ‘cenerentola’ dell’agenda politica per varie ragioni” si legge nella sintesi del giudizio raggiunto da Gimbe. Il presidente Carabellotta spiega: “Il rapporto tra spesa per il servizio sanitario nazionale (Ssn) e il prodotto interno lordo (Pil) praticamente crolla nel prossimo tre anni: i numeri non lasciano intravedere affatto i fondi necessari, ma viceversa documentano segnali di definanziamento” Secondo l’analisi condotta dalla Fondazione, infatti, sebbene dal punto di vista assoluto gli stanziamenti a sostegno della sanità aumentano, questi risultano nel tempo comunque insufficienti perché rappresentano man mano una percentuale sempre minore di quello che sarà il Pil, tanto da finire, nel 2026, ad un livello più basso di quanto veniva investito nell’era pre-Covid. Spiega Cartabellotta, che mette in primo piano i numeri: “Innanzitutto, il rapporto spesa sanitaria/Pil del 6,7% del 2022 scende al 6,6% nel 2023 e continuerà a calare negli anni successivi, sino a raggiungere il 6,1% nel 2026, un valore inferiore a quello pre-pandemico del 2019 (6,4%). In questo modo la sanità pubblica si avvia verso il baratro”. Lo steso presidente si sente quindi di poter affermare che, come già è avvenuto nei governi degli ultimi 15 anni, anche per quello Meloni “la sanità pubblica non rappresenta affatto una priorità politica. Lo certificano i dati: se, a parole, la Nadef 2023 annuncia l’intenzione di stanziare risorse per il rilancio del personale sanitario nel prossimo triennio – continua Cartabellotta – i numeri non lasciano intravedere affatto i fondi necessari, ma viceversa documentano segnali di definanziamento della sanità pubblica ancor più evidenti di quelli del Def 2023, le cui stime previsionali sulla spesa sanitaria sono state riviste al ribasso”. “È del tutto evidente – commenta ancora Cartabellotta – che l’irrisorio aumento della spesa sanitaria di 4.238 milioni di euro (+1,1%) nel triennio 2024-2026 non basterà a coprire nemmeno l’aumento dei prezzi, sia per l’erosione dovuta all’inflazione, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale di quelli al consumo”. In altri termini, “le stime previsionali della Nadef 2023 sulla spesa sanitaria 2024-2026 non lasciano affatto intravedere investimenti da destinare al personale sanitario, ma certificano piuttosto evidenti segnali di definanziamento. In particolare il 2024, lungi dall’essere l’anno del rilancio, segna un preoccupante -1,3%”. L’analisi condotta da Gimbe porta a evidenziare anche come “oggi, la grave crisi di sostenibilità del Ssn non garantisce più alla popolazione equità di accesso alle prestazioni sanitarie con pesanti conseguenze sulla salute delle persone e sull’aumento della spesa privata”. La preoccupazione che esprime il presidente Cartabellotta è anche quella che, venendo meno il sostegno economico statale si fa molto concreto il rischio della scomparsa di un Servizio Sanitario Nazionale vero e proprio “basato sulla tutela di un diritto costituzionale” per giungere a “21 sistemi sanitari regionali basati sulle regole del libero mercato. E, ignorando, rispetto ad altri paesi, che lo stato di salute e benessere della popolazione condiziona la crescita del Pil: perché chi è malato non produce, non consuma e, spesso, limita anche l’attività lavorativa dei propri familiari”. I numeri che snocciolano le tabelle riassuntive dell’analisi fatta dalla Fondazione Gimbe, tengono fermo il pensiero di Cartabellotta: “la previsionale 2023, rispetto al 2022, stima una spesa sanitaria aumenta del 2,8%, in termini assoluti si parla di 3.631 milioni di euro, ma si riduce dal 6,7% al 6,6% in termini di percentuale di Pil”. Nell’arco del triennio 2024-2026, questo fenomeno si accentua moltissimo: “A fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 3,5% – recipta il report -, la Nadef 2023 stima la crescita media della spesa sanitaria all’1,1%. Il rapporto spesa sanitaria/Pil precipita dal 6,6% del 2023 al 6,2% nel 2024 e nel 2025 e poi ancora al 6,1% nel 2026. Rispetto al 2023, in termini assoluti la spesa sanitaria nel 2024 scende a 132.946 milioni (-1,3%), per poi risalire nel 2025 a 136.701 milioni di euro (+2,8%) e a 138.972 milioni (+1,7%) nel 2026″.
Condividi questo articolo
Nessun commento