(di Roberta Pugliesi) Un’azione diretta, decisa e soprattutto veloce per far rientrare “a casa” la tela del Seicento. È stato proprio il sindaco Vittorio Sgarbi a pretendere il rientro ad Arpino della “Crocifissione”, il pregevole dipinto di Trevisani che originariamente adornava la cappella dell’ex ospedale Santa Croce, chiuso da anni. Ma nel frattempo per motivi burocratici salta la mostra dell’artista Ugo La Pietra: “È inaccettabile“, tuona Sgarbi.
Dodici anni fa la tela finì nella sede del Distretto Asl di Sora nell’ufficio del direttore sanitario. Pare si trattò di una donazione delle suore. “Non c’è alcun contenzioso con Sora in merito a questa vicenda, ne ho parlato anche con il sindaco e presidente della Provincia Luca Di Stefano – ha spiegato ieri Vittorio Sgarbi -. È la legge di tutela che impedisce ai beni storici ed artistici della Chiesa di essere spostati senza le dovute autorizzazioni”. La tela della Crocifissione di Francesco Trevisani è per il professor Vittorio Sgarbi un’opera importantissima e l’artista è uno dei più rappresentativi dell’arte a cavallo fra Seicento e Settecento. Si pone ora la questione della nuova collocazione. Per ora è esposta nell’Oratorio della Confraternita di Sant’Antonio di Padova. “Avevo pensato al Castello Ladislao ma a pochi giorni dalla vigilia della mostra dell’artista contemporaneo Ugo La Pietra, che si sarebbe dovuta inaugurare il 28 ottobre, scopro che ci sono problemi burocratici riguardanti la struttura museale. La mostra per ora è saltata, avevo anche reperito i fondi. Trovo che tutto questo sia assolutamente inaccettabile”. Uno spiacevole contrattempo; il sindaco Sgarbi sta valutando tutte le azioni da mettere in campo, con la collaborazione della Fondazione Mastroianni ma anche con il coinvolgimento di Di Stefano in qualità di presidente della Provincia, affinché strutture di pregio e palazzi storici che Arpino vanta in gran numero siano nella totale disponibilità di chi fa della cultura il motore della crescita di un territorio, anche in virtù dei progetti per l’immediato futuro in cima all’agenda del critico d’arte: “Voglio portare nella città di Cicerone le opere di Jago e allestire una mostra sul Cavalier D’Arpino e per fare questo occorre l’impegno di tutto affinché la burocrazia non sia un ostacolo e ciò che di bello abbiamo sia goduto pienamente da tutti”.
