Sabato scorso presso il chiostro di San Francesco nella città ernica mamma Federica, zio Lorenzo e tanti amici hanno raccontato i tanti ‘rami’ che nasceranno dall’iniziativa rivolta ai giovani. Prezioso il contributo di Padre Matteo della comunità In Dialogo di Trivigliano.

Secondo gli ideatori, parte tutto da un’analisi della situazione attuale e dal dolore che ha segnato in modo indelebile tutta la cittadinanza di Alatri, così che “L’albero di Thomas” ha preso consapevolezza di un profondo scollamento che è venuto a crearsi tra il mondo dei giovani e quello degli adulti, ma anche all’interno del gruppo dei pari (quindi tra gli stessi giovani). “Tale frattura- raccontano- oltre che da fattori macrosociali, che vanno dall’isolamento pandemico ad una società votata al culto dell’immagine e del virtuale, potrebbe dipendere anche da fattori micro-sociali derivanti da una frammentazione degli interventi educativi e progettuali. Questi ultimi, oltre a non seguire una linea programmatica comune, si sviluppano tendenzialmente dall’alto, con una programmazione che spesso coincide più con le esigenze e con le aspettative degli adulti che con i reali bisogni e desideri dei giovani. Per tale motivo, “L’albero di Thomas” si propone di cogliere la faticosa sfida di poter rappresentare, per i giovani e per le loro famiglie, un polo di ricognizione e di ascolto, dove convogliare bisogni ed aspettative, in una concertazione di interventi strutturati, frutto della collaborazione e della partecipazione attiva di tutta la comunità, in modo tale da risultare ancora più efficaci e specifici nel raggiungimento degli obiettivi prefissati”.
L’obiettivo finale è quello della costruzione di uno spazio e di un tempo dedicato ai ragazzi, che nasce da un dolore per poi trasformarsi in risorsa. La linfa di questo progetto parte dalle radici, che affondano nell’intimo della persona: nell’ascolto dei suoi bisogni, delle sue paure o aspettative, passa poi attraverso il fusto, visto come laboratorio di idee e pensieri e risale arricchita verso i rami, per trasformarsi in progettualità complessa, condivisa e in stretta relazione con le radici. L’albero, simbolicamente, rappresenta dunque la visione di una nuova vita, che potrà crescere ed alimentarsi solo con il supporto di tutta la comunità.

Sarà un progetto in itinere, che prenderà attraverso l’esperienza e il confronto diretto con le realtà giovanili la cui prima fase è stata individuata nell’impegno a rendere visibile e comprensibile la visione progettuale, mediante una campagna di sensibilizzazione, da realizzarsi attraverso eventi, situazioni e strumenti che possano contribuire a disvelare una realtà alternativa, volta all’educazione emotiva, ma soprattutto alla costruzione di relazioni interpersonali sane e funzionali. La seconda fase è stata invece identificata nella necessità di stimolare i ragazzi (non solo studenti) a partecipare attivamente alla progettazione, attingendo in primis dalle loro passioni e inclinazioni e portandoli ad essere protagonisti consapevoli di un cammino e di un obiettivo comune.
Alla presentazione, oltre a mamma Federica, zio Lorenzo, Padre Matteo, erano presenti Alessandro Cola (attore, regista), Eleonora Russo (psicologa e insegnante), Lorena Vinci (insegnante specializzata), Martina Iachetta (avvocato), Claudio Tofani (regista e videomaker), Silvano Castagnacci (Operatore Comunità in dialogo), Morena Gori (organizzazione).
A.T.