La perpetua residente in un paesino al nord della provincia ciociara, era stata accusata di uno dei reati più infamanti, quello di aver concorso alla violenza sessuale consumata sul figlio all’epoca dei fatti undicenne. In primo grado era stata condannata a sette anni di reclusione. Ma nei giorni scorsi il giudice della III sezione penale della Corte di Appello di Roma, dopo aver ascoltato l’arringa difensiva dell’avvocato difensore Alfredo Scaccia, ha ribaltato la sentenza pronunciandosi per l’assoluzione.
La vicenda risale al 2011 quando la donna poco più che quarantenne aveva intrecciato una relazione sentimentale con il parroco della chiesa. Ma il figlio di undici anni a scuola racconta che il parroco lo violentava nel suo alloggio. La perpetua ed il suo amante quindi sono finiti sotto processo. Uno per violenza sessuale, l’altra per concorso. Al momento si sa che il parroco, processato in separata sede, è stato condannato ad 11 anni di reclusione. Nei giorni scorsi invece per la donna è arrivata la fine di un incubo durato ben dodici anni. Grazie all’avvocato Scaccia, che è riuscito a dimostrare nella sua arringa durata circa tre ore la carenza di indagini istruttorie nei confronti della sua assistita, la signora è stata ritenuta estranea ai fatti che le erano stati contestati. Dunque è stata assolta. Quando ha saputo della sentenza la donna si è lasciata andare ad un pianto liberatorio. Mar.Ming.
