(di Cesidio Vano) Sono stati ritrovati i due orsetti rimasti senza mamma Amarena, uccisa a fucilate a San Benedetto dei Marzi a confine con il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
Spaventati dello sparo che ha raggiunto e ucciso mamma orsa, i due piccoli sono scappati e si sono rifugiati nelle vicinanze, nascondendosi tra le sterpaglie e sfuggendo ai primi soccorritori che li hanno subito cercati: sia i carabinieri delle Stazioni di San Benedetto dei Marsi e Ortucchio, del nucleo Parco Pescasseroli; sia i Guardiaparco e il personale del servizio veterinario messi a disposizione dell’Ente Parco. Le ricerche degli orsetti – che ancora giovanissimi non erano dotati di radio-collare come gli esemplari adulti – sono proseguite per ore. È stato impiegato anche un drone, messo a disposizione dal Comune di San Benedetto, che ha scandagliato dall’alto tutta la zona. Sono stati impiegati anche sistemi di visione notturna e alcune termocamere, nella speranza che proprio di notte i due cuccioli, protetti dall’oscurità, avrebbero potuto decidere di uscire dal bosco alla ricerca di cibo, come erano abituati a fare con mamma orsa. Anche la popolazione locale ha partecipato alle ricerche fornendo importanti segnalazioni. Impegnate numerose pattuglie dell’Arma, che alla fine sono riuscite ad individuare i due cuccioli che per ore hanno atteso ben nascosti il ritorno della mamma. Ora i Parco nazionale è al lavoro per pianificare gli interventi e le azioni da intraprendere per assicurare la sopravvivenza dei due orsetti privi della madre. Una situazione che dal parco definiscono inedita e molto complicata. Ieri, anche la La Direzione Regionale Ambiente ha espresso sgomento per l’uccisione dell’orsa ricordando come “Amarena è stata negli ultimi anni l’orsa forse più importante della popolazione per il numero di cuccioli che ha generato: in una popolazione di orso geneticamente unica al mondo, in cui esistono solo 12 – 14 femmine riproduttive, l’uccisione di una di loro ha conseguenze catastrofiche a livello demografico e ne aumenta drasticamente la probabilità di estinzione nel breve periodo. Le azioni nefaste che l’uomo perpetra contro la natura e le sue componenti – spiega una nota – sono spesso irreversibili e non ce ne rendiamo conto se non dopo aver causato i danni. Abbiamo ancora tantissimo da fare per creare una coscienza di rispetto verso la natura, specialmente verso le specie più vulnerabili e più esposte al rischio di estinzione a causa delle nostre azioni. Siamo vicini ai nostri colleghi e amici del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise che da un secolo si adoperano senza sosta e con tenacia per la tutela dell’orso e dei suoi habitat. Come Rete Regionale di Monitoraggio dell’orso marsicano nel Lazio e come Direzione Ambiente della Regione Lazio, continueremo a lavorare per un futuro più roseo per l’orso – e non nero come l’attuale – ma abbiamo bisogno della collaborazione di tutti voi: l’orso marsicano è patrimonio di tutti”.
