L’avventura del cicloviaggiatore Lucarelli volge al termine: il report conclusivo

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La straordinaria avventura vissuta da Giorgio Lucarelli volge ormai al termine dopo un lungo e faticoso viaggio. Il cicloviaggiatore volsco sui propri canali social ha fornito gli ultimi aggiornamenti sull’emozionante cammino completato.

“Sono ai titoli di coda… Sesto e ultimo aggiornamento, ventunesimo giorno di cicloviaggio. Percorsi 1788 chilometri(media di 85 km al giorno) con dislivello complessivo in salita di 21594 metri(media di 1028 mt al giorno). Mi trovo, anzi, sono nuovamente a Dushambe, a conclusione di un altro fantastico cicloviaggio. Il ventitreesimo, per un totale di circa 86000 chilometri percorsi. Da ieri mi sono riposato abbastanza, forse troppo per ricaricare energie fisiche e mentali. Soprattutto ripercorrere chilometro dopo chilometro questi 21 giorni molto intensi, coinvolgenti e impegnativi. Ci siamo lasciati a Khorog. Nel capoluogo della Provincia Autonoma del Gorno-Badakhshan, ho incontrato un cicloviaggiatore francese. Raphael mi ha immediatamente informato e messo in guardia relativamente alla situazione e alle cattive condizioni della pista(M41) nel tratto Khorog-Kala i Khum. Per conto mio già all’andata avevo “toccato con mano” tale contesto, inerente a frane e conseguenti interruzioni anche per 8 ore di stop. Ho deciso, senza ripensamento alcuno, di affidarmi a un taxi, per coprire quel tratto di circa 240 chilometri. Non potevo permettermi di rischiare di perdere l’aereo per il rientro in Italia. Anche questa è stata un’esperienza(!?) a bordo di un’automobile, condotta da un “matto” che guidava da spavento (io ATTACCATO, INCOLLATO con tutte e due le mani alle maniglie) su una difficile, stretta e polverosa pista sterrata, appena sopra un impetuoso fiume, con sorpassi al limite. Partiti alle 6,30 da Khorog, siamo arrivati a Kala i Khum alle 15. Tante, tante soste dovute ai lavori in corso e al ripristino della “viabilità”. Da Kala i Khum è iniziata in bici una lunga, faticosa e bellissima salita che mi ha riportato a svalicare il Batahapass a 3258 metri di altitudine. In 4 giorni, ho coperto gli ultimi 280 chilometri, che mi separavano da Dushanbe e che avevo percorso all’andata. Cosa è stata la Pamir??? In questo momento che scrivo da un letto, sdocciato,riposato,rifocillato, appagato e rilassato, posso con schiettezza affermare che le difficoltà sono andate oltre le mie aspettative. Testimonio, in quanto ora, non arreco preoccupazioni a chi mi vuole bene e tiene alla mia incolumità, a chi fa parte della mia vita, che ho dovuto fronteggiare una serie di complicazioni. In primis la fatica, tanta tanta..!!! Ero comunque preparato e allenato. Ho dovuto fare ricorso a energie supplementari che nemmeno io sapevo di avere. Ho subito la rottura parziale del terminale del paletto della tenda in modo accidentale, quando mi trovavo in Pamir a 4100 metri di quota, con vento che soffiava con raffiche intense. Non sono caduto nello sconforto e ho rimediato al danno con un chiodo trovato fortunatamente a terra. È stata comunque una notte densa di apprensione. Le scarpe le ho dovute rincollare, perché mi si sono aperte. Rotture dei ganci delle borse. Sull’altopiano del Pamir, ero diretto ad Alichur, improvvisamente dopo innumerevoli sobbalzi della bici e ventaccio contrario si è spezzato il bullone che regge la sella! Momentaneamente sono riuscito a rimediare con le fascette da elettricista, la sella comunque si muoveva su e giù e si girava di lato. Il nuovo assetto sulla bici, dopo qualche chilometro, mi ha provocato un iniziale dolore al ginocchio destro, sedato subito con antinfiammatori e successivi 5 giorni e intorpidimento delle parti intime. Ad Alichur, piccolissimo villaggio, ho avuto la fortuna di incontrare la persona giusta al momento giusto, il quale mi ha risolto il gravoso problema, sostituendo il bullone spezzato. Audentes Fortuna Iuvat!! Se non avessi risolto, non avrei potuto percorrere il Corridoio Wakhan. La Valle che più tenevo a vedere con affaccio sulle elevate(7000mt) vette ghiacciate dell’Hindu Kush afghano. Wakhan Valley? Chi si reca in Pamir non può perdersi assolutamente questo autentico Paradiso congiuntamente alla sua gente. Sono entusiasta, orgoglioso, per aver completato contemporaneamente tutta la M41 tagika e il Corridoio Wakhan. Credo senza ombra di dubbio di poter affermare, nonostante gli accadimenti di aver concluso il cicloviaggio più bello e suggestivo, unitamente alla Kolyma in Siberia. Il Tagikistan ha regalato emozioni, sensazioni, situazioni, incontri e tanta tanta gratificazione. Il popolo che vive sul Pamir, di ceppo mongolo, lo metto un gradino in su, rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione di stirpe iranica per l’accoglienza e l’ospitalità. Sia chiaro, qui c’è sacralità ad aiutare il prossimo!! Una nota, non ho visto una sola persona obesa!! Qui i dietologi, fanno la fame. I paesaggi, i panorami i bambini incontrati con i loro “Hello” li ho descritti nei precedenti aggiornamenti. Dimenticavo gli infiniti controlli dei documenti della polizia e dei militari. Questi ultimi, monitoravano con pattugliamento armato costantemente il fiume Panj che funge da confine con il vicinissimo Afghanistan, per impedire l’entrata illegale dell’oppio afghano. Voglio ringraziarvi di cuore per l’incoraggiamento e il supporto morale. Con molti ci rivedremo prestissimo!! Un ringraziamento al Club Alpino Italiano sezione di Sora per il patrocinio. Un Grazie particolare alle Aziende che hanno “sposato” il progetto Pamir”.
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