(di Dario Facci) In principio fu il “Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco”. Esattamente 60 anni fa (il compleanno tondo è per il prossimo 11 ottobre!) iniziava con il decreto siglato dal Presidente della Repubblica Antonio Segni e dal Presidente del Consiglio Giovanni Leone la storia dell’istituzione destinata ad evolversi con diverse trasformazioni fino ai giorni nostri, divenuta parte del “Consorzio Industriale del Lazio”, un organismo di proporzioni regionali.
Per ventura quel presidente del Consiglio restò in carica solo due anni (62-64) e quel Presidente del Consiglio divenne il campione dei cosiddetti Governi “balneari”. Leone restò a Palazzo Chigi solo dal 21 giugno al 3 dicembre 1963. In seguito dal 24 giugno all’11 dicembre del 1968. Poi, com’è noto, sarà inquilino del Quirinale negli anni ’70. Rappresentanti troppo “pro tempore” per essere in persona artefici di lungimiranti proiezioni come una rivoluzione industriale costruita su misura come quella ciociara. Tutti d’accordo, dunque, nell’identificare in Giulio Andreotti la costante del potere politico in grado di condizionare le scelte nazionali al livello di quel che accadde nel Frusinate in quegli anni. Ne erano già trascorsi un pio dall’inizio dei lavori, una febbrile preparazione di quella che sarebbe stata il simbolo (e in parte la sostanza) di una vera e propria rivoluzione dell’economia e della società della provincia di Frosinone: da territorio essenzialmente dedito all’agricoltura e alla pastorizia, come era definito in tutti i sussidiari (i libri di scuola delle Elementari del tempo) a “perla del Sud”, “patrizia contemporanea”, insomma, uno dei poli industriali più importanti del centro/sud della Penisola. Il Nucleo, Ente di diritto pubblico (in seguito Consorzio contenente più nuclei e poi Area di Sviluppo Industriale) era la gamba politico/istituzionale di un processo indotto, di una volontà condita con l’infrastruttura per eccellenza (l’autostrada) e i soldi (la Cassa per il Mezzogiorno). Si trattò di un’operazione politica e finanziaria enorme. L’ultima vera grande operazione strategica e di visione capace di tramutare le sorti di un intero territorio provinciale in chiave di sviluppo, un progetto di quelli che oggi sarebbero perfetti per il PNRR e che, invece, nessuno è più capace neanche di sognare. Settant’anni di storia ovviamente raccontano di alti e bassi, di apprezzamenti e feroci polemiche, di grandi speranze, enormi successi e cocenti delusioni condite dal sospetto, da parte di una certa corrente di pensiero, che quel processo di industrializzazione indotta, “artificiale”, non avrebbe prodotto un vero sviluppo. Nella maggior parte della popolazione, invece, la convinzione di una liberazione dalla povertà. Nel conto vanno comunque inserite le speculazioni sulla pioggia di finanziamenti pubblici e, negli ultimi decenni, la coscienza dell’inquinamento selvaggio e il dramma della deindustrializzazione. Un momento, quello del settantenario del consorzio industriale di Frosinone ora inglobato nel grande abbraccio regionale, che andrebbe colto per fare oltre al tradizionale consuntivo anche il punto della situazione, possibilmente finalizzato a una ripartenza. In questi giorni si discute molto di “fuga” degli investimenti industriali dalle Aree di Lavoro della provincia di Frosinone. Cadrà il compleanno del Consorzio proprio quando la Provincia di Frosinone ha deciso di convocare nella sua sede tutti gli stakeholder del territorio, per coagulare le energie e trovare un argine al problema dell’esodo degli investimenti verso altri lidi più appetibili. Una crisi di “sistema” durissima da affrontare proprio perché tentacolare, frutto dello sfasamento della regia, della debolezza della rappresentanza ma anche da dinamiche che esulano dalle responsabilità locali. Un’occasione per la classe dirigente del territorio della provincia di Frosinone, il prossimo autunno, sarà dunque favorita dalle circostanze temporali. Un’occasione per ripensarsi e magari ricominciare a progettare un futuro, possibilmente migliore. Altrimenti sarà l’ennesimo treno perso e i treni che si perdono oggi, è bene ricordarlo, sono ad Alta Velocità.
