(di Dario Facci) Gli emendamenti alla legge di riforma del sistema elettorale delle Province potrebbero andare in discussione già nella seduta di martedì prossimo, 25 luglio o, al più tardi, il giorno successivo. E’ la proposta che la relatrice della legge per riportare le Province italiane al voto diretto, la senatrice Daisy Pirovano, ha presentato nella seduta di ieri, giovedì 20 luglio.
Una seduta nel corso della quale tutte le componenti politiche, tranne il Movimento5Stelle, hanno ribadito l’accordo sostanziale per un ritorno al voto dei cittadini anche per le Province. Il Partito Democratico, negli interventi di più esponenti, soprattutto in quello conclusivo della senatrice Valeria Valente, ha sottolineato che se la maggioranza vuole favorire un vasto consenso intorno alla riforma, per la quale il PD non è pregiudizialmente contrario, occorre concentrarsi su tre punti: maggiori competenze per le Province, risorse per supportarle e definizione del sistema elettorale. Su quest’ultimo punto in diversi chiedono maggiore chiarezza già nei lavori della commissione poiché la relatrice ha indicato per ora solo un sistema per la prima elezione che prevedrebbe (una tantum) listoni provinciali per delegare al Governo la definizione definitiva che sarebbe, indicativamente, organizzata con il sistema dei collegi plurinominali. Il tema delle risorse (circa 300 milioni di euro) per finanziare il funzionamento dell’ente, sebbene non si tratti di una cifra enorme, è stato ricorrente nella discussione in corso presso la I Commissione del Senato. Sul punto è intervenuto anche il ministro Roberto Calderoli, principale sostenitore della riforma. Il ministro ha segnalato che è in discussione presso la 6a Commissione il disegno di legge di delega per la riforma fiscale (Atto Senato 797), nell’ambito del quale dovrebbe essere affrontato anche il tema del consolidamento dell’autonomia finanziaria degli enti territoriali, come richiesto anche da UPI e ANCI. I rappresentanti dei due sindacati territoriali hanno sottolineato come attualmente il finanziamento delle Province sia legato solo ai tributi connessi al trasporto su gomma, Rc auto e imposta provinciale di trascrizione (IPT), che non sono ovviamente sufficienti a offrire al cittadino la garanzia della erogazione dei servizi. Ricorda infine che, ai sensi del quarto comma dell’articolo 119 della Costituzione, le funzioni pubbliche attribuite a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni devono essere finanziate integralmente. Il senatore forzista Mario Occhiuto ha ritenuto che non si possa ridurre la riforma delle Province solo a una questione di mancanza di risorse “peraltro – ha detto – necessarie anche a Comuni e Regioni”. Secondo Occhiuto “è indispensabile, dopo gli effetti disastrosi della riforma del 2014, che questi enti recuperino dignità, attraverso la legittimazione dell’elezione diretta, e siano messi in grado di svolgere funzioni importanti, che al momento non sono più esercitate, per esempio per la tutela dell’ambiente e delle acque. Anche nella gestione del ciclo dei rifiuti, il coordinamento provinciale è indispensabile perché si raggiunga la massa minima di volumi per lo smaltimento”.
