Mazzette alla camera mortuaria dell’ospedale di Frosinone per ottenere la vestizione delle salme, il pubblico ministero ha chiesto la condanna a sei anni per il tecnico necroforo di 62 anni residente a Ceccano e quattro anni per l’ausiliaria di 59 anni residente a Frosinone.
Nel corso dell’udienza che si è tenuta ieri mattina il giudice ha revocato gli arresti domiciliari per l’uomo e il divieto di dimora per l’ausiliaria che è rappresentata dall’avvocato Tony Ceccarelli. La sentenza è prevista per il prossimo 29 settembre. L’inchiesta dei carabinieri prende il via nel 2019 quando il titolare di una agenzia di pompe funebri si reca in caserma per denunciare un malvezzo ormai consolidato all’interno della camera mortuaria consistito nel rilasciare laute mance ai dipendenti che favorivano loro “l’accaparramento ” delle salme. Secondo la procura si trattava di una concussione che si celava appunto dietro regalie o mance che andavano dai 50 ai 100 euro. Il denunciante dichiarò all’epoca dei fatti di aver speso oltre centomila euro in venti anni regalando le mance “per il caffè”. Questa la frase convenzionale che veniva pronunciata quando c’era da consegnare il denaro. I carabinieri rifacendosi a questa frase hanno denominato l’operazione che all’epoca dei fatti portò a tre arresti “Caffè”. Mar. Ming.
