Ottaviani: “Sulla Saf, strani olezzi di rifiuti”. Macigno sull’assemblea convocata per domani

Dario Facci
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Macigno dell’On. Nicola Ottaviani sull’assemblea Saf convocata per domani pomeriggio in prima convocazione. In programma c’è il rinnovo delle cariche sociali. Il parlamentare della Lega non parla di cariche nella sua nota ma di alcune decisioni che l’attuale gestione vuole prendere. Di seguito la nota di Nicola Ottaviani.

“Sulla Saf, quella che dovrebbe essere un’azienda pubblica, ideata per la gestione dei rifiuti dei comuni della nostra provincia, si addensano strane nubi ed olezzi non proprio di lavanda della Provenza – ha dichiarato on. Nicola Ottaviani, segretario della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati – La Ragioneria Generale dello Stato, un organo indipendente dotato di poteri ispettivi, ha di recente messo in dubbio che la Saf sia effettivamente una società in house, con intuibili implicazioni sul contratto di servizio per i comuni che, a quel punto, dovrebbero procedere ad effettuare le normali gare, per verificare le migliori offerte di mercato, sotto comminatoria di un’ampia serie di sanzioni, per gli stessi comuni e per i cittadini. In questo nuovo contesto, già così complicato ed insidioso, sembrerebbe che ci sia già una cordata di politici in grado di condizionare la nuova governance della Saf, per comprare con i soldi di quell’ente, dietro corrispettivo milionario, la discarica di Roccasecca, ormai di fatto esaurita. In buona sostanza, soldi pubblici per comprare un debito. Altro che ciclo chiuso e virtuoso di trattamento dei rifiuti in provincia. A quel punto, il ciclo sarebbe davvero ‘chiuso’ definitivamente, nel senso che i cittadini che vivono nel nostro territorio non avrebbero più scampo, sotto il profilo della riconversione ambientale. Mi auguro che la politica riacquisti velocemente un minimo di coscienza o, almeno, di lucidità. Ed anzi ai cultori dell’ennesimo inciucio ad ogni costo, vorrei ricordare di interpretare meglio, soprattutto nella materia dei rifiuti, la frase di Enrico di Navarra del ‘500, secondo il quale ‘Parigi val bene una Messa’. L’aspirante al trono, infatti, si diceva disposto, sempre per una corona o una prebenda, anche a cambiare religione. Ma per lui, la Messa non era un Requiem”.
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