(di Cesidio Vano) Il meteo impazzito e il clima che cambia rischiano di causare il dimezzamento del produzione di miele nel Lazio.
La stima, attualmente, è di una produzione che sarà il 40% in meno rispetto ad una situazione normale. A confermare che questa non sarà un’annualità molto produttiva è anche Francesco Maria Tolomei, presidente dell’associazione regionale apicoltori professionisti e semiprofessionisti del Lazio, che all’agenzia Nova ha dichiarato: “La produzione media annuale di un alveare in una stagione normale si attesta sui 25 chili di miele. Quest’anno pensiamo si attesterà sui 13 o forse 14 chili”. La buona notizia è che, rispetto al resto del territorio regionale, gli sciami che meno di tutti stanno risentendo dei cambiamenti climatici, sono quelli romani, che appaiono più resilienti – anche grazie ad un microclima ottimale e alla semina di fiori unicamente destinati all’apicoltura – riuscendo a garantire una produzione capace di contrastare la concorrenza del miele importato dalla Cina e venduto a prezzi molto bassi. Nelle aziende della provincia di Roma la produzione di miele quest’anno porterà soddisfazioni anche grazie ad un Francesco Maria Tolomei, presidente dell’associazione regionale apicoltori professionisti e semiprofessionisti del Lazio, interpellato dall’agenzia Nova”, spiega: “La produzione media annuale di un alveare in una stagione normale si attesta sui 25 chili di miele. Quest’anno pensiamo si attesterà sui 13 o forse 14 chili”. A incidere sull’impatto negativo ci sono più fattori di stress ambientale. Del calo produttivo degli alveari si è occupato anche il Cnr. Gennaro Di Prisco, ricercatore che si occupa delle interazioni tra piante e impollinatori, spiega: “Ci aspettavamo quest’anno un maggio siccitoso come lo scorso anno, invece è stato piovoso. L’imprevedibilità delle condizioni meteo stagionali rende la programmazione delle produzioni apistiche un’ardua scommessa”.
