Frosinone – Ritrovata la bici del pediatra sognatore Andrea Satta: “Grazie al brigadiere Di Iorio”

Roberta Pugliesi
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(di Roberta Pugliesi) “Hanno ritrovato la mia bicicletta! Non amo molto le divise, ma questa volta ho semplicemente incontrato un brigadiere che si è appassionato alla mia storia”. Comincia con queste parole il lungo post di Andrea Satta, il pediatra musicista e sognatore a cui, circa un mese fa, avevano rubato la bicicletta da corsa, una Wilier Triestina in carbonio, equipaggiata per il viaggio più importante della sua vita.

“Il 18 luglio con mio figlio Lao, un ragazzo di venti anni, studente di architettura, ce ne andremo in bicicletta da Dresda fino a Roma. Percorreremo la stessa strada che mio padre Gavino fece a cavalcioni dei respingenti di un treno merci di ritorno dal lager nazista di Lengenfeld”. La bicicletta venne rubata alla stazione di Frosinone e la notizia suscitò sgomento e rabbia ma anche solidarietà poiché in tanti si mobilitarono per ritrovarla e far si che Andrea Satta coronasse il suo sogno: “La mattina del 7 maggio – racconta – ero a Frosinone per salire a Campocatino, in questa bella provincia, piena di verdi montagne e di boschi che conosco bene e amo profondamente. Un caffè al bar offerto alla compagnia, qualche battuta, un passaggio veloce alla cassa, la solita gara per chi offre la colazione, mi volto e la mia bici è sparita. Un attimo, pur sempre a vista, ma la bici non c’è più. Spaesamento, incredulità, rammarico, cerchiamo la polizia ferroviaria i cui uffici sono chiusi. Dalla biglietteria mi indirizzano alla caserma dei Carabinieri, a due passi dalla stazione. Vado, raggiungo il cancello, suono, mi annuncio, salgo. Sono accolto da un sorriso, non te lo immagini sempre dai Carabinieri e io, che sono un pediatra, con mille bambini da far crescere, ai sorrisi faccio caso. Racconto tutto, espongo la denuncia, mi sento accolto, c’è qualcosa di umano e forse non scontato. Alla fine mi congedo senza molte speranze di ritrovare la mia bici, è realistico e mi permetto di chiedere: “Mi scusi, ma lei come si chiama? … “Sono il brigadiere Antonio Di Iorio, il mio nome è in calce alla denuncia”. Ci stringiamo la mano e vado. Passa qualche giorno e sugli annunci di Subito.it, un amico intercetta l’annuncio di vendita dei cerchioni mia bicicletta, incautamente fotografata dal “venditore” e inequivocabilmente riconoscibile dall’ adesivo “artistical mass”. “Chiamo il brigadiere Di Iorio con quella che a me sembra una gran notizia. Il brigadiere mi invita a fare il riconoscimento dell’oggetto del furto e mi assicura che questo riconoscimento lo posso fare in una qualsiasi stazione dei Carabinieri a me comoda. Ma non va così, fra burocrazia, reti e connessioni non funzionanti, tempi che si allungherebbero, molte altre cose da fare, da altre stazioni dei carabinieri vengo invitato a risolvere la cosa alla caserma della Stazione di Frosinone, a tornare lì. E lì vado e lì incontro di nuovo il brigadiere Di Iorio. (…) Sempre accolto con il sorriso, completata la mia denuncia, me ne vado con la bella sensazione di aver trovato una persona gentile, accogliente che promette efficienza. E un mese dopo quella promessa di impegno arriva anche il risultato migliore: la bicicletta è stata ritrovata! E il più felice di tutti, insieme a me, era proprio il brigadiere Di Iorio”. Ora pedalando verso il sogno: “Pedaleremo costantemente in vista di quella linea ferroviaria e racconteremo la storia di un uomo per bene, mio padre, un ragazzo allora, torturato dai nazisti fino a non avere più nessuna speranza di vivere, che invece, alla fine, si salvò, con la complicità della fisarmonica che sapeva suonare. Come potete capire è un viaggio di amore e di memoria, di un padre e di un figlio, sulle tracce di un padre e di un nonno”.
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