“E’ una situazione allarmante almeno quanto è desolante”. Marco Belli, presidente di Fare Verde Frosinone, commenta in questo modo il report ricevuto da Arpa Lazio in merito alle informazioni sullo stato di attività degli impianti di depurazione in provincia di Frosinone ottenute dopo aver presentato una richiesta di accesso agli atti, che nello specifico chiedeva lumi sulla situazione della depurazione in 27 comuni (quasi un terzo della provincia) per i quali non è dato conoscere il sistema con cui l’acqua viene trattata dopo l’utilizzo domestico o produttivo.
“La cosa che lascia sconcertati – dice Marco Belli – è che per un numero enorme di comuni e di impianti, l’Arpa Lazio risponda che “non ha alcuna informazione agli atti”. Ma come è possibile? Cioè: l’Arpa Lazio che deve fare i controlli a tutela dell’ambiente non sa nulla dei sistemi di depurazione che servono il territorio? E’ lecito allora – e qui viene la parte allarmante – chiedersi se questi controlli vengano fatti e, se fatti, vengano poi in qualche modo tracciati!”. Il presidente di Fare Verde insiste e punta il dito contro i 20 anni trascorsi dall’affidamento ad Acea Ato 5 della gestione del servizio idrico integrato: “Cosa si è fatto? Quanti impianti sono stati realizzati? Come viene gestita la depurazione in tutti questi comuni in cui Arpa Lazio dice di non avere informazioni? Sono stati venti anni persi mentre si è continuato a inquinare l’ambiente e aumentare le bollette dei cittadini a fronte di un servizio che non esiste”. Scorrendo il report fornito dall’Agenzia regionale per l’Ambiente, si nota che per i comuni di: Ausonia, Casalattico, Castelnuovo Parano, Castrocielo, Coreno Ausonio, Isola del Liri, Morolo, Posta Fibreno, San Giovanni Incarico e Villa Latina, l’Arpa non ha informazioni da dare: non c’è nulla agli atti. Mentre per i comuni per i quali ha qualche informazione, c’è da preoccuparsi e non poco: Filettino (il depuratore c’è ma Arpa dice di avere ‘poche informazioni’: ultima novità nel 2016 (!) quando il corpo forestale aveva segnalato un’emergenza ambientale); Paliano (il depuratore, gestito dalla municipalizzata Amea, c’è, ma nel 2016 è stata avviata la procedura per revocarne l’autorizzazione); Patrica (risulta solo una stazione di sollevamento fognario); Piedimonte San Germano (l’impianto è quello Asi, a servizio anche del comune di Villa Santa Lucia e dell’impianto Fiat, con tutti i noti problemi); Supino (risulta un impianto di sollevamento con segnalazione nel 2017 di emergenza ambientale) e infine Vicalvi, dove in luogo del depuratore sono operative 2 Fosse Imhoff e una fossa a tenuta, controllate da Arpa nel 2022 su richiesta dei carabinieri. I pochi impianti – tra quelli su cui ha voluto puntare l’attenzione Fare Verde – che risultano ‘a posto’ (nel senso che almeno esistono le autorizzazioni) sono in buona parte quelli gestiti sul territorio ciociaro da AcquaLatina (Amaseno, Giuliano di Roma, Vallecorsa e Villa Santo Stefano). Bene anche la situazione dei Comuni di Torre Cajetani e Trivigliano che versano i loro liquami nel depuratore di Fiuggi gestito da Acea Ato 5. “Voglio ricordare – dice Belli – che l’Italia è stata già più volte condannata dall’Unione europea per il manicato rispetto della direttiva sulla depurazione delle acque reflue anche a causa delle diverse situazioni negative che si registrano nei comuni della provincia di Frosinone e che, per quelle condanne, lo Stato paga una multa milionaria ogni anno. Ciononostante, negli ultimi 20 anni si è solo perso ulteriore tempo. Accolgo, infine, positivamente la decisione presa nei giorni scorsi dal governatore del Lazio, Francesco Rocca, di commissariare l’Arpa Laizo. Credo che ci sia molto da fare in materia di controlli e vigilanza per tutelare l’ambiente”.
