(di Dario Facci) Tra i fatti salienti della politica c’è l’iniziativa di Pensare Democratico, la componente che fa capo a Francesco De Angelis, riunita a Ripi, paese di origine del presidente del Consorzio Unico del Lazio. Qui, appena archiviate le Comunali, De Angelis ha voluto mostrare le “truppe cammellate” all’uomo forte del Partito Democratico romano, Claudio Mancini, suo amico, di provenienza PCI e di origini conterranee.
Una mossa studiata e strategica quella di De Angelis che ha tutti i tempi giusti per il ricorso alla “fase politica” in discontinuità con quella amministrativa, non appena quest’ultima mostra delle crepe. Un maestro. Sul tappeto, come cinque anni fa, c’è l’elezione del segretario regionale. All’epoca De Angelis operò una prova di forza, lasciando la strada libera al compianto Bruno Astorre per ottenere l’evoluzione dei consorzi industriali provinciali in una sola amministrazione. Oggi la situazione è drasticamente diversa. Ai tempi Zingaretti era freschissimo della conferma alla guida della Regione, le possibilità di manovra erano enormi per il Partito Democratico nel Lazio. Ora il pallino è nelle mani del centrodestra. Quale sarà, allora, la strategia di De Angelis in una situazione di quadro completamente cambiato? Il sostegno a Daniele Leodori per la segreteria regionale del partito potrebbe preludere questa volta a una dinamica tutta politica e interna, visti i limitati (ma non inesistenti, sia chiaro) margini di manovra nelle dinamiche di governo territoriale (enti intermedi ecc.). Una manovra tendente a non alimentare scossoni interni, anzi a ricomporre un partito uscito ulteriormente in briciole dalle Comunali, per poter offrire una forza consistente da far pesare sul tavolo regionale. In quest’ottica va anche connotato l’endorsement nei confronti del sindaco uscente di Cassino (elezioni primavera 2014) Enzo Salera. Idem per quanto riguarda il bando a tutte le dinamiche divisive del partito, specie in fase elettorale, di cui lo stesso De Angelis è stato il principale teorico e protagonista con l’applicazione tout court del “campo larghissimo”. Non basta: via libera al cartello tra le varie anime che rappresentano i Dem nel Lazio a sud di Roma. Ciò perché messi insieme i territori in un’unica ambita rappresentanza nessuno potrà privarli almeno di uno straccio di rappresentanza parlamentare, come tragicamente accaduto in occasione delle due precedenti elezioni. Considerato tutto questo si ritorna al quesito? Cui prodest? Perché De Angelis lo sta facendo? Il ritorno alla centralità politica, manifesta, nel partito, con lui stesso capolista per il congresso regionale, vale a significare il mollare gli ormeggi verso un approdo di carattere elettorale, considerato che la partita degli incarichi, con il centrodestra al comando in Regione, sarà necessariamente, via via, meno percorribile e non ci sarà spirito ecumenico che tenga. Allora avevano ragione le Voci dal Palazzo che vorrebbero l’ex Europarlamentare agognare il tentativo di un ritorno a Bruxelles?
