“Il Jazz e la Società” è un saggio incentrato sull’esplorazione della storia del Jazz, dal punto di vista della sociologia e della filosofia. In parole povere, si tratta di uno scritto di impostazione musicologica, capace di affrontare la questione della nascita di un genere musicale a partire dalle implicazioni sociali che ne sono responsabili.

Carlo Romano Grillandini è un musicista, chitarrista per la precisione, da diverso tempo si occupa di formazione, svolge la professione di docente nella scuola secondaria di primo e secondo grado, sia come docente di Lettere che come docente di Educazione Musicale. Nel suo percorso di studi universitari ha toccato diversi argomenti, dalla musicologia alla sociologia passando per la letteratura e la filosofia, non tralasciando mai lo studio dello strumento. Tutto ciò si ritrova chiaramente nel suo saggio, l’analisi musicale è presente, ma coadiuvata da un’attenta analisi filosofica e sociologica, capace di afferrare il senso della musica come costrutto sociale, contestualizzandola nell’ambito delle teorie filosofiche che hanno definito le modalità di ricezione del messaggio musicale stesso. Attraverso la disamina degli eventi legati alla nascita e allo sviluppo del Jazz, l’intenzione è quella di far emergere da subito l’evidente fratellanza di questo genere con il Blues, insieme al quale al quale ha condiviso parte del percorso di sviluppo. Tutto il resto della storia è narrata nel saggio in questione, con l’intenzione chiara di dimostrare che la musica è una costruzione societaria, è fatta di abitudini e di modi di fare condivisi da tutti gli individui. Insomma è chiaro che la musica riesce in qualche modo a rappresentare la società, in un rapporto di condivisione continua dei simboli e dei significati. Questo accade al Jazz, così come al Blues, due generi che, sviluppandosi nei primi anni del Novecento, hanno avuto la capacità di cogliere gli enormi cambiamenti dell’altrettanto nascente società americana. Quest’ultima, come sappiamo, sarà espressione di una nuova impostazione consumistica, complice della nascita di prassi indirizzate alla standardizzazione industriale e culturale, di nuove forme di consumo musicale e di, per l’appunto, di forme musicali lontane ma strettamente imparentate con la precedente impostazione europea.
È da questi presupposti che “Il Jazz e la Società” riesce a far emergere la vicinanza e l’influenza che la vita criminale di Chicago, dominata dall’immagine ormai leggendaria di Al Capone, ha avuto sulla composizione jazzistica dell’epoca oltre che sulla maniera in cui i musicisti si approcciavano al proprio strumento. Oppure, come il quartiere di Storyville e le necessità derivanti dalle sue usanze poco lecite, abbiano forgiato il talento pianistico del celebre e discusso Jelly Roll Morton. Questi sono solo alcuni degli esempi trattati nel testo, che sarà capace di accompagnare il lettore nella vera e propria scoperta di un nuovo punto di vista a proposito di quella che è l’importanza e il peso della musica nella vita di ognuno di noi.
V.V.