Bellucci (Uncem Lazio): Basta alle liste elettorali ‘di comodo’ nei piccoli comuni, intervenga il Parlamento

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) “Il Parlamento deve intervenire al più presto per porre fine alle ‘liste di comodo’ nei comuni con meno di 1.000 abitanti”. Lo chiede il presidente dell’Uncem Lazio, Achille Bellucci, che avanza anche alcune proposte per porre un argine al sistema utilizzato da molti impiegati dello Stato, per avere 30 giorni di ferie a sbafo in occasione delle amministrative.

Spesso vengono chiamate “liste civetta” anche se questo termine è nato per indicare quelle liste di candidati che venivano presentate a posta da partiti politici per evitare i meccanismi di ‘scorporo’ elettorale. Le ‘liste civetta’ di cui parliamo sono invece quelle vengono strumentalmente presentate, nei Comuni al di sotto dei 1.000 abitanti – dove non è richiesta la raccolta delle sottoscrizioni per presentare le candidature –, da dipendenti statali (il più delle volte militari e appartenenti alle forze di polizia) per poter godere dei 30 giorni di ‘permesso elettorale’ previsto dalla legge a vantaggio di chi si candida, al fine di consentirgli di poter svolgere la campagna elettorale. Ovviamente, i candidati di queste ‘liste civetta’, nel territorio in cui concorrono per il ruolo di amministratore, non ci mettono neanche piede, anzi forse non sanno neanche dove si trova: l’importate sono i 30 giorni di ‘cazzeggio’ lontano da uffici e divise, che con una firma sul modulo di candidatura sono assicurati. Diciamolo subito, per quelle che sono le regole vigenti, non c’è alcun reato: sotto i mille abitanti per candidarsi non serve raccogliere firme e l’elettorato passivo è un diritto. La vicenda, però – e si sarà già compreso – appare chiaramente come una grande presa per i fondelli, in primo al sistema democratico che tanto c’è costato (e chi indossa una divisa dovrebbe ricordarlo più di altri) e poi anche agli elettori e alle istituzioni (tutte) coinvolte. Nell’analizzare questa situazione, il presidente Bellucci, ricorda anche che l’esenzione dalla raccolta firme nei comuni più piccoli ha un valore di garanzia: poiché, altrimenti, in una piccola comunità, tra candidati e sottoscrittori della lista, verrebbe fin dall’inizio della competizione in parte disvelata la ‘volontà’ degli elettori, facendo apparire da subito la ‘forza’ di ogni schieramento e condizionando la competizione elettorale, per quello è difficile che le varie proposte, già al vaglio del Parlamento, di prevedere la necessità delle firme anche nei comuni più piccoli, possano non superare lo scrutinio costituzionale. Questo meccanismo di garanzia, come scrive anche il presidente Uncem, ha però condotto nei Comuni con pochi abitanti “alla presentazione di un numero di liste non giustificato né da dinamiche democratiche, né da esigenze di pluralismo”. E questo può creare in concreto problemi ben più seri che la beffa delle liste ‘fake’: “Laddove queste liste strumentali dovessero raggiungere il quorum per almeno l’assegnazione dei consiglieri di minoranza – dice Bellucci –, ci si trova di fronte ad un altro problema, quello dell’interferenza nelle elezioni provinciali, in cui i consiglieri comunali hanno diritto di voto, e quindi giocare un ruolo politico talvolta determinante e comunque contrattabile”. Per questo, Bellucci avanza delle proposte che potrebbero portare verso la soluzione del problema: “Una soluzione parziale potrebbe essere quella di ridurre il numero dei Comuni esentati dalla raccolta delle firme per le liste: dagli attuali 2027 Comuni sino a 1000 abitanti, ai 908 sino a 500 abitanti; Un’altra soluzione che valga per tutti i Comuni sino a 1000 abitanti, è che la raccolta delle firme, effettuata come da legge, sia consegnata per la verifica al solo Segretario Comunale, che ne disporrà la visione soltanto dopo la proclamazione degli eletti; la lista di firme resterebbe secretata sino ad allora; Altro provvedimento potrebbe riguardare la presenza nelle liste di candidati residenti nel Comune in cui si vota, in quota congrua che può andare dal 50% al 30%, in modo da scoraggiare liste strumentalmente formate. Anche in questo caso si potrebbe ridurre il numero dei Comuni interessati, sino a 500 abitanti; ed infine si potrebbe cambiare la legge elettorale comunale, impiegando integralmente il metodo D’Ont per l’assegnazione dei seggi, in quanto i voti ricevuti dagli ultimi candidati di una lista locale, se superano i primi di una lista finta, si avrebbe l’esclusione dal Consiglio di quest’ultimi, ed il plenum delle liste locali”. Il presidente dell’Uncem Lazio, Bellucci, conclude: “È certo che esiste un vulnus che basandosi sul garantismo costituzionale, intacca la democraticità delle elezioni in cui si esprime la sovranità popolare e gli interessi civici di una popolazione. Riteniamo che una soluzione vada trovata”.
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