Il calvario giudiziario di questo cittadino, un 40enne originario e residente a Sora, inizia a giugno 2022 quando viene denunciato dalla moglie con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.
Da tempo la coppia non va d’accordo, qualsiasi episodio si trasforma in espediente per litigare, un amore ormai giunto al capolinea. Mai l’uomo avrebbe pensato che la donna, ancora sua moglie, fosse arrivata a tanto: a seguito della denuncia per maltrattamenti, le autorità attivano il “codice rosso”, una recente misura mirata a contrastare la violenza su donne e minori che favorisce l’adozione dei provvedimenti di protezione per le vittime, una sorta di canale prioritario che sottopone in tempi brevissimi la denuncia-querela all’attenzione del Pubblico Ministero il quale, entro 3 giorni, dovrà assumere informazioni da chi ha denunciato i fatti. La signora viene accolta in una struttura protetta; l’uomo, a distanza di 19 giorni, verrà raggiunto da avviso di garanzia con l’obbligo di allontanamento dall’abitazione familiare e dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 100metri. Le udienze in tribunale, l’umiliazione del doversi difendere da accuse gravi, accuse false ben lontane dal modo di essere, di comportarsi, dallo stesso pensiero di un marito che, da sempre, ricusa la violenza in ogni sua forma, educato dai genitori al rispetto per gli altri, un uomo riservato, timido, cortese, attivo nel sociale, che d’un tratto si ritrova ad essere additato come un “mostro”. La mortificazione dinanzi al giudice, agli inquirenti, alle rispettive famiglie e parenti, ai vicini di casa, agli amici, i conoscenti e gli sconosciuti: il chiacchiericcio della città che punta il dito a prescindere “quello è la bestia che maltrattava la moglie”. A dicembre 2022 il tribunale stabilisce la separazione giudiziale ma è solo pochi giorni addietro, il 28 aprile scorso, che l’uomo, assistito dall’avv. Valerio Meglio, viene definitivamente scagionato: dopo circa un anno di vergogna, di estenuante attesa, di paura che tutto degenerasse ma con la speranza che fosse la verità a vincere, il giudice emette la sentenza di assoluzione rispetto alle accuse formalizzate dalla moglie al marito, dichiarando altresì la cessazione della misura cautelare applicata all’imputato. La gratitudine all’avv. Valerio Meglio, che ha sempre sostenuto il suo “cliente” rassicurandolo, incoraggiandolo: un abbraccio liberatorio, le lacrime, un uomo che per quasi undici mesi è stato vittima delle accuse infondate di una donna e del pregiudizio della città. Adesso si ricomincia a vivere, con il peso di un fango che difficilmente potrà essere lavato, la cicatrice di una calunnia che rimane viva nel cuore del povero cristo ma anche nella mente e nella bocca della gente, gente che con estrema facilità ti colpevolizza ma con molta difficoltà si ravvede e continua a guardarti come fossi ancora un “mostro”, nonostante la piena assoluzione. Sara Pacitto
