(di Alessandro Iacobelli) Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Semplicemente il Grande Torino.

Il 4 maggio 1949, quel maledetto giorno, l’aereo che avrebbe riportato a casa la squadra leggendaria, di ritorno da un match amichevole contro il Benfica, si schiantò sulla collina di Superga. Nessuno dei passeggeri fu risparmiato. Una tragedia immane che colpì l’Italia intera oltre i colori.
Le vite dei campioni granata furono spezzate nel fior degli anni. Una corazzata capace di sbaragliare la concorrenza vincendo ben cinque scudetti di fila e una Coppa Italia. Il team degli “Invincibili” guidato in panchina da Ernest Erbstein, fautore della tattica del Sistema (detto anche WM) sulle orme di Chapman. Alla presidenza del club l’industriale Ferruccio Novo. La risposta perfetta al dominio della Juventus di Agnelli (bianconeri in vetta in campionato dal 1930 al 1935). Una storia mitologica spazzata via il 4 maggio 1949.