L’Antimafia: droga ed estorsioni. La Ciociaria, terra di mezzo tra camorra e criminalità locale

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Un territorio che ha attratto l’attenzione dei clan mafiosi per la sua tranquillità, dove i boss sono venuti a nascondersi e dove pian piano hanno deciso di spostare le loro attività criminali. Colpa, anche, di una posizione intermedia tra le grandi aree di Roma e Napoli. La Ciociaria come una vera e propria terra di mezzo per la criminalità campana e romana: territorio di affari, di passaggio e di conquista.

La narrazione che il rapporto semestrale della Direzione investigativa Antimafia fa al Parlamento della criminalità in provincia di Frosinone è pochi tasselli più grande di quanto già in passato l’Antimafia ha raccontato alle aule di palazzo Madama e palazzo Montecitorio. Le cronache sono arricchite dalle ultime indagini e dagli ultimi avvenimenti criminali che hanno segnato da Nord a Sud la Ciociaria. I protagonisti, i clan e i nomi sono sempre gli stessi: in una lotta continua tra criminalità d’infiltrazione (giunta nel Cassinate dalle vicine aree di Caserta o nel Nord del territorio dalle zone di Ostia e della Capitale) e criminalità autoctona, più che stabile sul territorio. Nel mezzo, le piazze di spaccio e il mercato della droga, ma anche le estorsioni e soprattutto il gioco illegale, che promette facili incassi e un vasto riciclaggio di denaro. Il Lazio A livello regionale, nel Lazio è forte anche la componete “colletti bianchi” nelle attività criminali, dove si ha bisogno di professionisti e imprenditori per “lavare” il denaro proveniente dal lavoro illecito. Nel suo Rapporto, la Dia segnala infatti che “nel Lazio il panorama criminale appare particolarmente composito, registrandosi la contestuale presenza di tutte le tradizionali matrici mafiose e di locali formazioni criminali, ad alcune delle quali è stato anche riconosciuto il requisito della mafiosità. Oltre ai noti interessi illeciti, quali il traffico e lo spaccio di stupefacenti, le estorsioni e l’usura realizzati talvolta con condotte intimidatorie, nelle aree della Regione economicamente più vivaci le organizzazioni mafiose sono prevalentemente orientate verso operazioni di riciclaggio sempre più complesse e sofisticate. La criminalità organizzata, infatti, tende ad affinare le proprie capacità di reinvestimento dei proventi illeciti (evasione ed elusione fiscale) grazie anche agli stretti rapporti di collaborazione con professionisti e imprenditori compiacenti”. La provincia di Frosinone I clan e le organizzazioni malavitose portano sempre gli stessi nomi: giunte dai territori delle vicine province campane sono soprattutto famiglie di riferimento della camorra “con particolare riferimento – dice la Dia – alle storiche presenze del clan VENOSA ed alle proiezioni del clan dei CASALESI e del clan MALLARDO”. Da Caserta verso il Cassinate, la criminalità organizzata ha esteso alle zone del Sud della Ciociaria i propri interessi e le attività d’infiltrazione e radicamento nel tessuto socio-economico. “Gli interessi delle consorterie nel Frusinate appaiono eterogenei e sarebbero riconducibili ai CASALESI, agli ESPOSITO di Sessa Aurunca (CE), ai BELFORTE di Marcianise (CE), nonché a personaggi legati ai clan napoletani LICCIARDI, DI LAURO, MAZZARELLA, GIONTA di Torre Annunziata (NA)”. Gli interessi della criminalità Il traffico di stupefacenti, come detto, “continua a rappresentare la più importante attività per la criminalità organizzata, seguita da usura, estorsioni e riciclaggio realizzato anche nell’ambito del settore dei giochi e delle scommesse illegali” annotano gli investigatori dell’Antimafia, riferendosi alla provincia di Frosinone e ricordano il sequestro del gennaio 2022, quando la Polizia, in un casolare a Ceccano, ha rinvenuto un’estesa piantagione di cannabis che avrebbe procurato all’organizzazione introiti illeciti di oltre 5 milioni di euro. “All’interno del casolare – dicono dalla Dia – era stato allestito un sistema di aerazione, riscaldamento e illuminazione per ottenere una produzione ‘intensiva’ di marijuana”. E poi a marzo dello stesso anno, l’inchiesta “Requiem-Ultimatum al crimine” ha visto condannati 18 imputati, la maggior parte dei quali originari dell’area del Sorano, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio ed estorsione. L’attività dei grandi clan camorristici e quella della criminalità locale debbono convivere e rispettarsi. Esiste una vera e propria “spartizione degli interessi criminali, con radicate organizzazioni autoctone che insistono sul territorio – dicono dalla Dia -, quali gli SPADA e i DI SILVIO (imparentate con le omonime aggregazioni criminali romane e pontine) attive nel racket delle estorsioni, nell’usura e nel traffico degli stupefacenti”, ricordando anche come “nel quadrante Nord del Frusinate sono emersi anche interessi economici del clan MOCCIA, che ha acquisito e gestito, nel corso degli anni, aziende dislocate nell’area compresa tra i Comuni di Patrica (FR), Ferentino (FR) e del vicino Capoluogo”. Nell’aprile 2022, il Tribunale di Napoli, contro tale organizzazione ha emesso numerose ordinanze di custodia cautelare a carico di 57 soggetti “ritenuti responsabili di associazione mafiosa, estorsione, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni e corruzione”. “Dal quadro indiziario ricostruito – scrivono dall’Antimafia nel Rapporto – è emerso che il sodalizio era strutturato in modo verticistico, con due componenti principali, una operativa di tipo ‘militare’ e l’altra imprenditoriale, che facevano capo a 4 personaggi di vertice del clan MOCCIA”.
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