(di Cesidio Vano) La Cisl Frosinone muove contro i consorzi di bonifica: basta chiedere i contributi annuali a chi non riceve alcun servizio.
Il caso è stato sollevato dal segretario generale del sindacato inquilini casa e territorio (SICeT) della Cisl, Giulio Sacchetti, nel corso del Consiglio generale del sindacato provinciale, affrontando appunto il problema rappresentato per molti cittadini dai consorzi e dall’invio di cartelle di pagamento del contributo consortile anche in assenza di qualsiasi vantaggio dall’attività dell’ente. Appello all’assessore regionale: “Senza servizi effettivi, no alla contribuzione” Sacchetti, nel ribadire che “occorre impedire ai Consorzio di Bonifica di richiedere il pagamento dei contributi annuali ai consorziati quando gli stessi non ricevono benefici specifici, concreti e diretti” ha lanciato un appello all’assessore alle Politiche agricole della regione Lazio, Giancarlo Righini, ricordando come i Consorzi di bonifica “si occupano della gestione, della manutenzione ordinaria e straordinaria, della vigilanza delle opere pubbliche degli impianti di bonifica e di irrigazione” e il fatto che “all’interno di ciascun bacino, gli imprenditori, agricoli e non agricoli, i proprietari, gli enfiteuti o affittuari, sono tenuti per legge (o per contratto) al pagamento dei contributi consortili solo in proporzione al beneficio che essi traggono secondo quanto stabilito dalle tabelle di contribuzione predisposte dagli stessi enti consortili”. Principi già stabiliti dalla giurisprudenza Per Sacchetti, la ripartizione delle spese dovrebbe avvenire in ragione dei benefici effettivamente conseguiti a seguito della realizzazione e messa in funzione delle opere e degli impianti e, in mancanza di tali benefici, come ha anche più volte sentenziato la magistratura, contributo non deve ritenersi dovuto. “Come è risaputo – ha specificato Giulio Sacchetti – i contributi a carico dei consorziati per i servizi resi dai Consorzi di Bonifica sono determinati sulla base di appositi piani di classifica (per il riparto delle quote) stabiliti dai consorzi stessi. Ma quando la richiesta non è affiancata dal riscontro delle attività di bonifica effettivamente svolte sul territorio di competenza consortile, anche in considerazione della scarsa, se non nulla, attività di infrastrutturazione e manutenzione relativa agli interventi irrigui, la cartella non dovrebbe essere nemmeno inoltrata. In pratica – ha concluso il sindacalista – se già i tributi sono sempre mal sopportati, perché incidono sul bilancio familiare dei contribuenti, ancor di più diventano odiosi se a fronte di una richiesta di pagamento avanzata da un Consorzio di Bonifica non vi è nessun tipo di servizio offerto e nessun beneficio per lo stesso contribuente. La Giunta regionale del Lazio, quindi, dovrebbe adottare provvedimenti specifici per evitare che ingiustizie del genere continuino a perpetrarsi”.
