Sprechi e malaburocrazia, il Lazio fa una pessima figura: è 181° su 208 regioni europee

Cesidio Vano
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La tabella è stata pubblicata dalla Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati sul cosiddetto “indice europeo sulla qualità istituzionale (EQI)”, prendendo in considerazione il valore dell’anno 2021.

L’EQI tiene conto della percezione, da parte dei cittadini, della qualità, dell’imparzialità e della corruzione della pubblica amministrazione di una determinata area regionale (quindi non solo la qualità istituzionale dell’Amministrazione regionale, ma di tutte le società/enti pubblici presenti in un determinato territorio come: Agenzia Entrate, ASL, Camere di Commercio, Comuni, CNR, Inail, Inps, Province, RAI, Regione, Rete Ferroviaria Italiana, Università, etc). Su 208 regioni europee (in cui Cipro, Estonia, Lussemburgo, Lettonia e Malta – per la loro limitata estensione – sono trattate come territori unici), il Lazio, come detto, si colloca al 181esimo posto. E’ in buona compagnia, però. Perché nessuna delle altre regioni italiane si colloca prima del 100° posto (dove primeggia la Provincia autonoma di Trento) e il Lazio, comunque, si ritrova meglio di Campania e Calabria (rispettivamente terzultima e penultima in Europa). Il Lazio ha un indice complessivo di qualità istituzionale pari a -1,21 (e raccoglie un -1,09 per la qualità; -1,24 per la imparzialità e -1,16 per la corruzione). Nell’Unione Europea l’indice varia in un range tra +2,28 (massimo grado di qualità detenuto dal territorio finlandese “Åland”) e -2,16 (grado minimo di Bucuresti–Ilfov in Romania) appena sotto la Calabria, appunto. La performance delle regioni affossa anche l’Italia che nella classifica, che riguarda le 27 nazioni dell’Unione ordinate per qualità della propria burocrazia, si colloca al 23° posto, con appena il 37% di popolazione, dai 15 anni e oltre, che considera “abbastanza buona e molto buona” l’offerta dei servizi pubblici. “Il cattivo funzionamento della nostra macchina pubblica grava su famiglie e imprese per almeno 225 miliardi di euro all’anno” mettono in evidenza dalla Cgia, associazione di categoria delle piccole e medie imprese. “Le regole tortuose e complicate della nostra burocrazia statale, i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione (PA), la lentezza della giustizia civile, lo spaventoso deficit infrastrutturale, gli sprechi nella sanità e nel trasporto pubblico locale sono da tempo una spina nel fianco dell’economia del nostro Paese – aggiungono -. Sebbene non sia per nulla facile misurare gli effetti economici di queste criticità, l’Ufficio studi della CGIA ha provato comunque a stimarli, arrivando alla conclusione che dovrebbero cubare oltre 11 punti di Pil all’anno, ovvero attorno ai 225 miliardi di euro”. Anche dal confronto tra tutte le regioni dei paesi UE emerge che anche a livello territoriale non brilliamo per qualità ed efficienza. “Su 208 regioni europee monitorate nel 2021 dall’Università di Göteborg – si legge nella ricerca -, la prima realtà italiana la scorgiamo al 100° posto ed è la Provincia Autonoma di Trento. Seguono al 104° le strutture pubbliche presenti nel Friuli Venezia Giulia, al 109° quelle ubicate in Veneto e al 117° quelle insediate nella Provincia di Bolzano. Stiamo parlando dell’indice europeo sulla qualità istituzionale che tiene conto della percezione, da parte dei cittadini, della qualità, dell’imparzialità e della corruzione della PA presente in un determinata area regionale. Sconsolante è la situazione che emerge dalla lettura dei dai riferiti alle nostre regioni del Sud. Delle ultime 20 posizioni di questa graduatoria europea, ben 5 sono occupate dalle nostre regioni del Mezzogiorno: la Puglia è al 190° posto, la Sicilia al 191°, la Basilicata al 196°, la Campania al 206° e la Calabria, penultima a livello europeo, al 207° posto 1 (vedi Tab 2). Nelle prime cinque posizioni della graduatoria europea scorgiamo le regioni di Åland (Finlandia), Midtjylland (Danimarca), Friesland (Paesi Bassi), Nordjylland (Danimarca) e Småland med öarna (Svezia). Chiudono la classifica, invece, Severoiztochen (Bulgaria), Sud-Est (Romania), NordEst (Romania), Yugozapaden (Bulgaria), Campania e Calabria. Maglia nera d’Europa, infine, è la regione di Bucaresti-Ilfov (Romania)”. Cesidio Vano
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