Il 22 marzo è stata celebrata la Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day), ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 prevista all’interno delle direttive dell’Agenda 21.
Il tema di quest’anno è stato il legame tra acqua e cambiamenti climatici. L ‘obiettivo delle manifestazioni, sensibilizzare istituzioni mondiali ed opinione pubblica sull’importanza di ridurre lo spreco di acqua, importante anche per contrastare il cambiamento climatico. Ad Anagni l’avvio di una campagna elettorale che si prevede combattuta con ferocia, vede i contendenti appiattiti sugli impegni di sempre, addirittura stantii: ambiente, sociale ed occupazione. Sui modi di centrare gli obiettivi appena accennati, nessuna proposta. Eppure, dopo anni di deindustrializzazione e di fagocitazione del terreno, basterebbe affidarsi alle associazioni di provata serietà e competenza per programmare interventi tali da cambiare radicalmente la situazione e, elettoralmente parlando, guadagnare il favore di chi si sforza di dare fiducia. Anagni è ricchissima di acque, ce lo ricordano gli antichi ma anche i moderni. Purtroppo, una gestione trasandata ha provocato il prosciugamento di torrenti (il Tufano è l’esempio più classico, ma purtroppo non il solo) e la scomparsa di sorgenti, ricoperte dal cemento nonostante i vincoli e le norme puntualmente disattese. Uno studio del WWF, ad esempio, chiarì come i terreni prospicienti la ex Winchester, compresi nel perimetro del bosco La Macchia, fossero talmente ricchi di acqua che basterebbe scavare per un paio di metri per ottenere un lago profondo altrettanto. Per non parlare dei torrenti perenni (il Santa Maria per esempio) dove alcuni crolli delle sponde hanno formato invasi naturali; basterebbe ripulirli e proteggerli con gabbionate dal costo irrisorio, per avere riserve utili all’irrigazione ed ai servizi antincendio. Nei giorni scorsi, poi, per evitare l’allagamento degli spazi antistanti il Rotone, l’acqua sorgiva è stata dirottata verso tubazioni che la portano a mescolarsi con i reflui del depuratore. Un’operazione probabilmente affatto ortodossa, addirittura folle se si considera che la zona denominata Le Pantane per ovvi motivi, avrebbe potuto essere ricreata donando ulteriore inestimabile ricchezza al territorio ed alla città. A quanto non fatto né progettato, si aggiunge un mistero: le fabbriche chiuse (Videocolor, Marangoni …) consumavano un quantitativo di acqua pari a più volte il consumo di tutti i cittadini. Venuto meno quell’utilizzo, che fine ha fatto quella preziosa riserva? E.C.
